Veleni e smentite tra Luigi Giuliano e il figlio Salvatore: L’ex boss di Forcella «mio figlio racconta soltanto menzogne»
Dopo le accuse nel podcast "La Tigre", Luigi Giuliano, a un anno e mezzo di distanza, rompe il silenzio con una lettera aperta: «Una narrazione tossica e commerciale». La contro-replica del figlio: «Io non mento, attaccare il sistema non significa attaccare mio padre»
Una guerra di parole, accuse incrociate e veleni che viaggia tra l’etere dei podcast e la fredda carta delle lettere legali. Nel cuore di Forcella, lo storico clan Giuliano torna a far parlare di sé, ma questa volta la criminalità organizzata non c’entra: al centro del palcoscenico c’è una dolorosa e pubblica frattura familiare. Da un lato il settantaseienne Luigi “Lovigino” Giuliano, ex re della camorra napoletana e collaboratore di giustizia da oltre vent’anni, supportato dalla moglie Carmela Marzano; dall’altro il figlio Salvatore, che ha deciso di affidare ai microfoni del web il racconto di un’infanzia segnata dall’ombra del crimine e dalla mancanza d’affetto.
Il figlio dell’ex boss Luigi Giuliano – Salvatore
Botta e risposta a un anno e mezzo dal silenzio
Il conflitto, rimasto latente per diciotto mesi. Ma oggi, Luigi Giuliano e la moglie hanno rotto il silenzio con una lettera aperta (inviata e pubblicata da L’ANSA), accusando il figlio di diffamazione e falsità nelle interviste rilasciate nel marzo 2025 all’interno del podcast La Tigre. La replica di Salvatore non si è fatta attendere: assistito dall’avvocato Luca Illiano, il giovane ha risposto punto su punto rivendicando la propria totale onestà.
Mentre il figlio dipinge il quadro di un’infanzia dove «i soldi c’erano, ma l’amore no», i genitori si dicono profondamente traditi da quello che definiscono “sangue del loro sangue“. L’ex boss respinge fermamente l’accusa di aver abbandonato Salvatore, sostenendo al contrario di aver fatto di tutto per tenerlo lontano dalle dinamiche del clan.
Per comprendere le radici di questo strappo profondo bisogna tornare al 2005, l’anno in cui Giovanni Giuliano – fratello di Salvatore – venne freddato a Forcella in un agguato rimasto senza colpevoli. Un omicidio interpretato da molti come una vendetta trasversale per il pentimento del patriarca Luigi. Quella tragedia spinse Salvatore a cambiare radicalmente vita: l’ingresso nel programma di protezione, la fuga da Napoli con la compagna Luana e i figli, i continui cambi d’identità pur di cancellare il peso di un cognome ingombrante. Oggi, però, la narrazione di quella fuga è terreno di scontro. Luigi Giuliano nega fermamente anche l’esistenza di attriti legati alla relazione del figlio: «Salvatore e la sua compagna non sono la versione napoletana di Romeo e Giulietta, trasformata in un prodotto commerciale per motivi di lucro.» Nella parte finale del loro appello, l’ex capoclan e la consorte puntano il dito contro il sensazionalismo mediatico, invitando la stampa a verificare i reali documenti del loro percorso di protezione, che promettono di rendere pubblici.
Come già anticipato nella parte iniziale dell’articolo, non si è fatta attendere la presa di posizione di Salvatore Giuliano. Il figlio di Luigi Giuliano, ha scelto di intervenire pubblicamente attraverso una nota diffusa all’ANSA per replicare alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal padre e dalla madre, Carmela Marzano. Una mossa che Salvatore bolla come un bluff: se i genitori avessero avuto davvero le prove delle sue presunte bugie, perché hanno aspettato un anno e mezzo prima di farsi vivi? Il giovane conclude ribadendo che il suo attacco è rivolto al sistema mafioso, non alla figura paterna: un modo per onorare la memoria del fratello e denunciare la cultura tossica in cui è cresciuto. Nel frattempo, i genitori firmano la loro lettera con un misto di amore e rassegnazione: un figlio può rinnegare i genitori, ma due genitori non faranno mai lo stesso.
La lettera di Luigi Giuliano e la moglie Carmela MarzanoLa replica con la nota di Salvatore Giuliano
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