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Home Cronaca

Napoli, sospesa la formazione per i disoccupati: occupata la sede del PD

I disoccupati del “Movimento 7 Novembre” e del “Cantiere 167 Scampia” protestano in città per la sospensione del progetto di formazione-lavoro e occupano la sede regionale del PD

Pasquale Cortese di Pasquale Cortese
2 Luglio 2026
in Cronaca, Napoli

La cronaca dei fatti

Nella mattinata di mercoledì primo luglio un folto gruppo di persone ha occupato pacificamente la sede regionale del Partito Democratico a Napoli. Si tratta dei lavoratori e dei disoccupati aderenti al “Movimento 7 Novembre” e al “Cantiere 167 Scampia”. Hanno deciso di reagire così alla mancata partenza del progetto di formazione-lavoro “GOL – Garanzia Occupabilità Lavoratori”, che sarebbe dovuto partire nella medesima giornata. Il progetto avrebbe dovuto coinvolgere 1.200 persone in cerca di lavoro.

I presenti, dopo una lunga mediazione, sono riusciti a ottenere un incontro con la presidente del PD campano Teresa Armato, già assessora al “Turismo e alle Attività produttive” del Comune di Napoli. Tuttavia, nonostante il faccia a faccia con la dirigente regionale ed ex senatrice Dem, l’incontro si sarebbe concluso con un nulla di fatto. Per tale ragione, i movimenti dei lavoratori hanno organizzato un sit-in in piazza anche nella giornata di oggi, il che suggerirebbe il perdurare della mobilitazione anche nei prossimi giorni, almeno finché non saranno date risposte concrete.

I motivi dell’occupazione

Le proteste, sfociate nel blitz pacifico presso la sede del PD a Napoli, sono il risultato di una situazione divenuta ormai insostenibile per i disoccupati napoletani, i quali sono urgentemente in cerca d’occupazione. La data di inizio del progetto “GOL” era stata inizialmente fissata il 21 maggio scorso. In quella data, infatti, i beneficiari si presentarono sui luoghi di lavoro indicati nel bando, per poi ricevere la notizia “inaspettata”: lo slittamento del progetto a inizio luglio. Una vera beffa.

Già nei giorni precedenti c’erano state aspre polemiche in città da parte dei beneficiari del progetto, culminate con il presidio organizzato dai lavoratori davanti Palazzo San Giacomo e con l’esposizione di alcuni striscioni lungo la facciata del Maschio Angioino. L’esasperazione e la frustrazione dei partecipanti, tra false partenze, assenza di comunicazioni, continui rinvii, sono salite alle stelle, mentre le istituzioni, anziché dare risposte concrete, hanno tergiversato.

I disoccupati in protesta alla stazione di Napoli Centrale

La rabbia dei disoccupati

Dalle proprie pagine social il “Movimento 7 Novembre” ha voluto denunciare con fermezza “le assurdità avvenute dopo anni di battaglie politiche”, in cui il comitato composto da lavoratori e disoccupati, è riuscito a far sbloccare i fondi ministeriali e regionali per l’avviamento del progetto di inserimento e avviamento al lavoro. Questa sospensione “a tempo indeterminato”, dopo che la firma dei contratti di formazione per i 1.200 aventi diritto era già stata stipulata da tempo, è stata definita senza mezzi termini come “un atto criminale e una bomba sociale”.

La rivendicazione politica

I disoccupati del movimento, tuttavia, hanno tenuto a sottolineare che “non ci sarà alcuna guerra tra poveri”. L’assenza di un lavoro dignitoso e stabile all’orizzonte, non comprometterà gli obiettivi, le richieste e le rivendicazioni della loro organizzazione. La loro idea parte infatti da un principio di solidarietà fondamentale: il rifiuto di competere con gli altri lavoratori, molti dei quali sono padri e madri di famiglia esattamente come loro, poiché consapevoli di trovarsi “sulla stessa barca”.

Hanno dimostrato di avere una “coscienza di classe”, purtroppo sempre più difficile da riscontrare nei sindacati confederali i quali, solo due mesi fa, accoglievano con favore il nuovo Decreto Lavoro approvato dal Governo Meloni, che ha dimostrato di non avere intenzione di tutelare i diritti dei lavoratori. Si può infatti dire che i lavoratori napoletani non hanno abboccato alla martellante propaganda sulla “remigrazione” propinata dai media e che ha, tra gli altri obiettivi, proprio quello di mettere contro i lavoratori italiani e stranieri, innescando una pericolosa guerra tra poveri.

C’è da sottolineare che le modalità di protesta dei movimenti autonomi/autorganizzati sono molto diverse dal modus operandi dei sindacati principali, improntati più su concertazione e consociativismo. In Campania infatti, con un tasso di disoccupazione pari al 15%, e dove il mercato del lavoro è dominato da stipendi da fame e lavoro in nero, la reazione di questi uomini e queste donne, benché possa sembrare “eccessiva”, è più che legittima. Il peso della crisi economica si fa sempre più sentire e la rabbia sociale è pronta a esplodere, come accaduto in questi giorni.

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Tags: disoccupatilavoroMovimento 7 novembreNapoliPDprimopiano
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