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Home Economia

Decreto Lavoro, la Camera Popolare del Lavoro di Napoli: “No a salari da fame”

Il Governo ha varato il nuovo Decreto Lavoro stanziando un miliardo di incentivi alle imprese. Paolo Angelone, attivista della Camera Popolare del Lavoro di Napoli, denuncia: “Misure insufficienti. Servono salario minimo e più controlli"

Pasquale Cortese di Pasquale Cortese
5 Maggio 2026
in Economia, Politica

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato in conferenza stampa a Palazzo Chigi il nuovo decreto sul lavoro. “Con il Decreto Lavoro difendiamo l’occupazione“, ha annunciato la Premier davanti ai giornalisti. La misura però, prevede sgravi e incentivi alle aziende che assumono, ma non va a scardinare il problema del lavoro sottopagato.

D’ora in avanti, le imprese che applicano i cosiddetti “contratti pirata” dovranno adeguare il TEC – Trattamento Economico Complessivo (comprensivo delle indennità, del welfare aziendale e di altri trattamenti) a quello dei “contratti leader” se vogliono accedere agli incentivi. Per il Governo, l’esistenza del lavoro povero dipenderebbe dai primi. Secondo i dati del CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro però, la misura interesserebbe solo dell’1,8% dei lavoratori sotto contratto, quindi un’esigua minoranza.

I “contratti leader” garantirebbero dei salari definiti “giusti” dalla Premier, una nuova categoria lessicale introdotta nel dibattito pubblico come contraltare al salario minimo. Il risultato è stato la regolarizzazione di quei contratti che in molte circostanze prevedono comunque remunerazioni di pochi euro l’ora, ottenuti tra l’altro con il placet dei sindacati confederali. La Ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone ha infatti ribadito di non voler intervenire nella contrattazione con una legge ad-hoc – quella sul salario minimo – per non creare malumori tra gli industriali, gli unici che verrebbero avvantaggiati dalla manovra con nuovi sgravi e incentivi.

A stabilire il tetto minimo del salario “giusto”, in maniera del tutto arbitraria, senza regole o indicazioni precise, sarà dunque il mercato. Si tratta di una chiara impostazione ideologica neoliberale del mercato del lavoro che non fa i conti con la realtà del lavoro sottopagato. Sul tema abbiamo perciò chiesto il parere di Paolo Angelone, dottore in Economia e attivista della Camera Popolare del Lavoro del centro sociale Ex-OPG “Je so pazzo” di Napoli, il quale mette in luce i limiti e le criticità del decreto.

Paolo Angelone, dottore in Economia e attivista politico

Da quanto tempo è attiva e di cosa si occupa nello specifico la Camera del Lavoro?
“La Camera Popolare del Lavoro è attiva a Napoli dal 2015. Fornisce assistenza legale gratuita e prova a dare voce a tutti i lavoratori a cui vengono negati i propri diritti normativi e contrattuali sul posto di lavoro”.

Quali sono le principali problematiche che affrontate con i lavoratori napoletani?
“Al nostro sportello si rivolgono principalmente lavoratori di piccole aziende, in settori dove i sindacati tradizionali non riescono o non vogliono arrivare, come ristorazione ed edilizia. Non mancano lavoratori di altri settori. Le problematiche principali vertono sulla violazione delle disposizioni dei CCNL. Lavoro nero (con salari e modalità stabilite dal datore), lavoro grigio (ovvero con ore dichiarate inferiori a quelle svolte), maggiorazioni e straordinari non pagati, orari maggiori a quelli consentiti per legge, inquadramento inferiore rispetto alle mansioni svolte. Queste sono le violazioni principali”.

Pensate che questo nuovo decreto vada incontro alle necessità dei lavoratori? Quali sono le principali criticità dal vostro punto di vista?
“Il decreto è molto debole e spaccia le sovvenzioni alle aziende per aiuti ai lavoratori. Noi trattiamo violazioni della normativa e il decreto non tratta niente di tutto ciò. Al contrario bisognerebbe puntare su nuove assunzioni e investimenti, rafforzando l’ispettorato e i controlli e inasprendo le pene per chi viola la normativa vigente anche in materia di sicurezza sul lavoro. Il rafforzamento dell’ispettorato è utile anche alle casse dello Stato poiché obbligherebbe le imprese a mettersi in regola dal punto di vista fiscale e contributivo”.

Dalla vostra esperienza concreta, quale ritenete possa essere un salario veramente “giusto”?
“Il salario “giusto” di cui parla il Governo è quello firmato dai sindacati maggiormente rappresentativi che in alcuni settori – penso ai multiservizi o alla vigilanza privata – hanno accettato salari da 5-6 euro lordi l’ora. È chiaro che questi non possono essere considerati salari giusti né tantomeno dignitosi. Il salario giusto è quello determinato dalla contrattazione collettiva a patto che:
1. questo sia interamente legato alla crescita dell’inflazione;
2. la contrattazione nazionale di settore tratti anche aumenti di produttività e non solo la conservazione del potere d’acquisto;
3. ai sindacati venga garantita la piena libertà di sciopero, oggi fortemente limitata dalla Legge 146/90 che deve essere completamente riformata;
4. sia approvato un salario minimo di almeno 10 euro lordi legati all’inflazione per andare a coprire i settori dove i sindacati non sono riusciti o non hanno voluto garantire un salario dignitoso.
Queste, dal nostro punto di vista, possono essere le uniche misure davvero efficaci per combattere il problema del lavoro sottopagato in Italia“.

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Tags: Decreto LavorolavoroNapoliPaolo Angeloneprimopianosalario giustosalario minimo
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