La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato in conferenza stampa a Palazzo Chigi il nuovo decreto sul lavoro. “Con il Decreto Lavoro difendiamo l’occupazione“, ha annunciato la Premier davanti ai giornalisti. La misura però, prevede sgravi e incentivi alle aziende che assumono, ma non va a scardinare il problema del lavoro sottopagato.
D’ora in avanti, le imprese che applicano i cosiddetti “contratti pirata” dovranno adeguare il TEC – Trattamento Economico Complessivo (comprensivo delle indennità, del welfare aziendale e di altri trattamenti) a quello dei “contratti leader” se vogliono accedere agli incentivi. Per il Governo, l’esistenza del lavoro povero dipenderebbe dai primi. Secondo i dati del CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro però, la misura interesserebbe solo dell’1,8% dei lavoratori sotto contratto, quindi un’esigua minoranza.
I “contratti leader” garantirebbero dei salari definiti “giusti” dalla Premier, una nuova categoria lessicale introdotta nel dibattito pubblico come contraltare al salario minimo. Il risultato è stato la regolarizzazione di quei contratti che in molte circostanze prevedono comunque remunerazioni di pochi euro l’ora, ottenuti tra l’altro con il placet dei sindacati confederali. La Ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone ha infatti ribadito di non voler intervenire nella contrattazione con una legge ad-hoc – quella sul salario minimo – per non creare malumori tra gli industriali, gli unici che verrebbero avvantaggiati dalla manovra con nuovi sgravi e incentivi.
A stabilire il tetto minimo del salario “giusto”, in maniera del tutto arbitraria, senza regole o indicazioni precise, sarà dunque il mercato. Si tratta di una chiara impostazione ideologica neoliberale del mercato del lavoro che non fa i conti con la realtà del lavoro sottopagato. Sul tema abbiamo perciò chiesto il parere di Paolo Angelone, dottore in Economia e attivista della Camera Popolare del Lavoro del centro sociale Ex-OPG “Je so pazzo” di Napoli, il quale mette in luce i limiti e le criticità del decreto.