Il colpo più duro al clan Russo non è arrivato solo dai faldoni degli investigatori, ma dall’interno delle stesse dinamiche familiari. Sono state infatti le confessioni di Vincenzo D’Angelo — collaboratore di giustizia, nonché cugino di Costantino Russo e genero dello storico boss Francesco Bidognetti — a fare da bussola agli inquirenti della Dia e della Guardia di Finanza di Mondragone. Sotto il coordinamento della Dda di Napoli, le forze dell’ordine hanno smantellato una fitta rete di riciclaggio, portando all’arresto dello stesso Costantino Russo, figlio di Peppe ‘o Padrino (storico braccio destro del capoclan “Sandokan”).
L’impero commerciale sotto chiave
L’inchiesta ha messo in luce come i capitali accumulati illecitamente a partire dal 2002 siano stati capillarmente reinvestiti nell’economia legale della provincia casertana.
Il bilancio del maxi-sequestro preventivo supera i 2 milioni di euro e comprende:
- Bar, ristoranti e gelaterie
- Stabilimenti balneari e complessi con piscine
- Negozi di abbigliamento
- Sale da gioco e un radicato circuito di slot machine e scommesse
Le indagini evidenziano come queste attività, concentrate soprattutto tra Castel Volturno e Casal di Principe, non costituissero un patrimonio puramente personale di Costantino Russo, ma una vera e propria cassa comune gestita nell’interesse dell’asse mafioso Russo-Schiavone.
La genesi del business: dai debiti al monopolio
I verbali del pentito D’Angelo hanno ricostruito il punto di partenza dell’ascesa imprenditoriale di Russo. Tutto sarebbe iniziato tra il 2012 e il 2013 con il bar del comprensorio “Fontana Bleu”. Il precedente proprietario, accumulato un debito di circa 40.000 euro legato alla gestione delle slot machine (storicamente controllata dal clan), si sarebbe rivolto a Costantino Russo per trovare una soluzione. Da quel primo subentro a metà quote, Russo ha progressivamente fagocitato l’intera proprietà, espandendosi poi sul lungomare di Pinetamare con il bar “Miramare”, la piscina “Nereo”, il lido “Shaiti” (ex Cormorano) e, per un periodo, la gestione del lido “Delle Rose” e del bar “Il Castello” a Casal di Principe.
I numeri e i nomi dell’inchiesta
Il quadro tracciato dalla Procura antimafia è vastissimo e conta complessivamente 39 indagati. Le accuse contestate, a vario titolo e con l’aggravante del metodo mafioso, vanno dall’associazione camorristica al riciclaggio, fino all’estorsione e all’installazione di apparecchi d’azzardo illegali.
Il Giudice per le indagini preliminari ha emesso 22 misure cautelari:
- In carcere: Costantino Russo, Noak Russo, Vincenzo Galiero, Aniello Natale, Antonio Vaccaro, Guglielmo D’Aniello, Michele Carozzoli, Ettore Lingetti, Costantino Migliaccio, Abedin Ponari, Raffaele Parascandolo.
- Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Oreste Schiavone, Luca Bennato, Elvira Rubina Iannella, Edoardo Pardo, Antonio Nocera, Cesare Tavoletta, Sabrina Parascandolo, Gianluigi Tonziello, Anna Natale, Raffaelina Piazza, Maria Rosa Cristiano.
L’elenco dei denunciati a piede libero comprende infine altre 17 persone: Danilo Bennato, Vincenzo Vaccaro, Antonio Gargiulo, Giuseppe Mennillo, Salvatore Mercadante, Marco Riccardo, Pier Paolo Improta, Ciro Castaldo, Rosa Capano, Salvatore Laricchio, Danilo D’Auria, Fabio Fortunato, Buonaventura Gravante, Patrizia Stabile e Antonio Siano.