Razzismo a Napoli: il caso dei giovani africani arrestati e detenuti senza prove
Il “Movimento Migranti e Rifugiati” ha denunciato, davanti alle telecamere di “Fanpage”, il fermo di tre giovani di origini africane accusati di presunte "molestie". Ma la denuncia non c'è. Liberati, sono poi finiti per "errore" nel CPR di Potenza
Un avvenimento increscioso – come riportato dalla testata Fanpage – si sarebbe verificato nella serata di sabato 27 giugno, in Piazza Dante a Napoli, in occasione del concerto del “Pride” in programma per quel giorno. In tale circostanza, tre giovani di origini africane lì presenti, sarebbero stati avvicinati da una sconosciuta. Dopo uno scambio di battute e provocazioni a sfondo razziale, i tre, infastiditi dal comportamento della sprovveduta, l’avrebbero invitata ad allontanarsi.
La donna avrebbe così iniziato a minacciare i presenti, dicendo che “li avrebbe denunciati per molestie” e che “li avrebbe fatti arrestare e fatti tornare nel loro Paese“. Dopo l’alterco, la donna avrebbe fatto giungere sul posto un uomo, forse suo complice, il quale avrebbe iniziato a insultare i giovani i quali, fino a quel momento, non avevano reagito. La situazione sarebbe di lì a poco degenerata, con i cinque che avrebbero iniziato a insultarsi e spintonarsi vicendevolmente.
Allertate, sono intervenute sul posto le Forze dell’Ordine, le quali hanno bloccato i tre ragazzi stranieri, mentre hanno lasciato andare via i due italiani che avevano causato la bagarre. Dal video dell’accaduto si vedono gli agenti immobilizzare con la forza uno dei giovani. Il malcapitato ha spiegato di aver chiesto la presenza di un legale per i reati contestati, e che la Polizia avrebbe risposto in maniera aggressiva, passando direttamente alle maniere forti, senza ascoltare la loro versione dei fatti e dando credito solamente alle accuse degli avventori italiani.
I tre ragazzi sono stati pertanto arrestati e portati in Questura. Solamente dopo due notti di detenzione, sono stati rilasciati su richiesta del Tribunale di Napoli. A riferire la vicenda è stata la legale dei giovani: “Il Giudice ha evidenziato l’assenza del pericolo di fuga e reiterazione del reato, essendo i ragazzi tutti incensurati e perfettamente integrati nel nostro Paese”. I tre risultavano infatti essere regolari, ma ciò non ha impedito alla Questura di trattenere due di loro, i quali sono stati trasferiti senza motivo pressoilCentro di Permanenza per il Rimpatrio diPotenza, nonostante la richiesta di rilascio emessa dal Tribunale di Napoli riguardasse tutti e tre.
La decisione del trasferimento è stata presa dalla Questura di Napoli senza che sia mai stata depositata alcuna denuncia formale per le presunte “molestie” contestate. È arrivata poi una seconda sentenza, questa volta emessa dal Tribunale di Potenza, che ha convalidato lo stato di libertà per tutti i giovani coinvolti nell’accaduto. In essa viene sottolineato che “Non si comprende per quale motivo il Questore di Napoli abbia formulato il giudizio di pericolosità per i suddetti cittadini stranieri”. Il Tribunale di Potenza ha infatti rilevato l’insussistenza dei presupposti previsti dall’art. 6 del d.lgs. 142/2015 in materia di immigrazione.
Uno dei centri di permanenza in cui vengono rinchiusi i migranti
In più sarebbe emerso un ulteriore retroscena non meno rilevante. Sempre la Questura di Napoli avrebbe altresì negato il diritto di difesa per i tre giovani, impedendo de facto ai rispettivi legali di esercitare la loro professione mentre venivano convalidati, per direttissima, i provvedimenti restrittivi della libertà personale nei confronti dei loro assistiti. L’evento increscioso, che mina le fondamenta del Diritto Processuale Penale, è stato prontamente segnalato all’Ordine degli Avvocati e alla Camera Penale di Napoli al fine di avviare le indagini interne e accertare l’accaduto.
Nonostante le sentenze dei Tribunali di Napoli e Potenza, è bastato poco per spedire, con estrema superficialità, iduegiovani nel centro d’espulsione. La deposizione della polizia giunta a fatti già avvenuti, fondata sulla sola versione fornita dai due italiani, non suffragata da denunce o querele, e senza valutare la versione dei giovani migranti (il contradditorio è garantito per legge dagli artt. 24 e 111 della Costituzione e dall’art. 369 del Codice di Procedura Penale), resta incompleta. Ciò non ha però impedito alla Questura di prendere provvedimenti celeri e severi. Se ciò non si configurasse come un’inottemperanza, sarebbe una violazione sostanziale dello Stato di Diritto.
La Questura di Napoli in Piazza Matteotti
Anche a Napoli si respira un brutto clima
Come sottolineano gli attivisti del Movimento Rifugiati e Migranti di Napoli, “Il brutto episodio avvenuto a Piazza Dante è laconseguenza del pessimo clima che si respira in Italia”. Il riferimento è al clima di odio generato dalla campagna sulla “remigrazione”, il nuovo spot elettorale lanciato da Futuro Nazionale, il movimento politico di estrema destra fondato dall’ex generale dell’esercito italiano, già europarlamentare della Lega, Roberto Vannacci.
Dopo la discussa intervista all’ex generale a “Otto e Mezzo” su La7, sono aumentati gli episodi di odio razziale durante i quali è stata invocata la “remigrazione”, cioè la deportazione dei migranti. La diffusione di video con slogan razzisti è diventata virale sui social grazie a noti influencer, alcuni con milioni di followers, che vanno in giro per le città italiane provocando i migranti nella speranza di una reazione, così da poterli additare come pericolosi e violenti. Emblematico è il caso del tiktoker noto sui social come “L’Eterno“, divenuto famoso per essersi fatto riprendere mentre le prendeva da un gruppo di immigrati dopo averli derisi e insultati inneggiando alledeportazioni.
Sull’onda dell’emulazione, qualcuno ha pensato di “arruolarsi” in questa stupida guerra contro gli immigrati. Nelle ultime settimane, tra Napoli e provincia, si sono così verificati diversi episodi di violenze fisiche ai danni dei migranti, l’ultimo a Sant’Antimo, nell’area nord, dove un ragazzo è stato malmenato senza motivo mentre rientrava a casa dopo una giornata di lavoro. La situazione sta degenerando, e le istituzioni sono assenti o addirittura compiacenti con gli aggressori.
Vannacci al Parlamento Europeo
Da Napoli a Belfast, passando per Minneapolis e Bruxelles
Questo odio razziale si inserisce in un contesto più ampio se pensiamo ai fatti di Belfast, in Irlanda del Nord, dove uomini incappucciati, armati di taniche di benzina, organizzano di notte ronde contro gli immigrati, dando fuoco alle loro auto e abitazioni. Episodi che ricordano le spedizioni punitive del Ku Klux Klan negli USA, riportando in auge un triste passato che sembrava dimenticato. L’ideologia razzista e xenofoba corre sui social, facendo milioni di proseliti in Occidente. Non è un caso che proprio nella “più grande democrazia del mondo”, le deportazioni siano legali mentre episodi di violenza e omicidi a sfondo razziale siano ormai all’ordine del giorno.
Se anche oggi in Italia, e in particolare a Napoli, assistiamo sconcertati a immotivate scene di repressione poliziesca in pieno centro, come quella avvenuta in Piazza Dante durante lo svolgimento dei festeggiamenti del “Pride“, il quale dovrebbe essere una manifestazione di inclusione delle diversità, vuol dire che gli eventi stanno prendendo una brutta piega anche all’interno delle istituzioni. Le stesse che dovrebbero difendere e tutelare tutti i cittadini, indipendentemente dall’etnia, dalla religione, dal sesso, dal ceto sociale e dal colore della pelle.
Siamo di fronte a una violenza normalizzata che ricorda la drammatica uccisione, a Minneapolis, dell’autista afroamericano George Floyd. Quello fu il preludio di ciò che sarebbe accaduto negli USA con le deportazioni degli immigrati e l’attribuzione di pieni poteri federali all’ICE, la polizia speciale “anti-immigrazione”, la quale ha giustiziato a freddo persone innocenti come l’infermiere Alex Jeffrey Pretty e la scrittrice Renée Nicole Good. Questo sarebbe il famoso “modello americano” che molti politici nostrani vorrebbero esportare in Italia.
La polizia speciale ICE ha ucciso diversi innocenti
Non vogliamo esagerare, non siamo ai livelli di degrado istituzionale come negli Stati Uniti, e per ora siamo lontani dall’avere agenti armati fino ai denti che sparano a vista alle persone perbene e innocenti. Ma per onestà intellettuale non possiamo tacere sui segnali preoccupanti che giungono dall’Europa. È di pochi giorni fa, infatti, l’approvazione, da parte del Parlamento Europeo, del nuovo regolamento sui rimpatri forzati dei migranti risiedenti sul territorio dell’Unione Europea. Un provvedimento accolto a Bruxelles con cori razzisti, come “Send them back now! – Riportiamoli indietro ora!“, intonati dalla maggioranza che sostiene Ursula Von Der Leyen.
Pensandoci, sono parole non dissimili da quelle che avrebbe pronunciato la donna che a Napoli ha fatto arrestare i tre giovani accusandoli di molestie mai accertate. Anche la politica europea si sposta su posizioni sempre più illiberali e razziste, con una normativa salutata con favore perfino dal leader del “Carroccio” Matteo Salvini. Del tutto inutili, dunque, gli appelli all’accoglienza e all’integrazione lanciati da Papa Leone, in visita in questi giorni al campo profughi di Lampedusa: le sue parole sono rimaste ancora una volta inascoltate, come quelle del suo predecessore Papa Francesco.
Ursula Von Der Leyen si congratula con Trump
La risposta al razzismo
Di fronte a queste palesi ingiustizie, il “Movimento Migranti e Rifugiati” di Napoli, ha deciso di dare una risposta forte, convocando per sabato 11 luglio un presidio antirazzista in Piazza Dante. Gli attivisti per i diritti umani chiedono un incontro chiarificatore con il Questore di Napoli Maurizio Agricola sui gravi fatti verificatisi lo scorso 27 giugno, durante il concerto del “Pride“. Queste mobilitazioni, oltre a chiedere verità e giustizia, vogliono essere una risposta concreta alle numerose manifestazioni sulla “remigrazione” che si stanno svolgendo in tutta Italia.
Contro l’ondata di odio, razzismo, omofobia e xenofobia sdoganata dalle destre attraverso la martellante propaganda sui social, il cui scopo è quello di manipolare l’opinione pubblica per innescare una “guerra tra poveri” e distogliere l’attenzione dai veri problemi, serve una risposta che riparta dai principi di uguaglianza, solidarietà e giustizia sanciti dalla Costituzione.
La locandina della manifestazione dell’11 luglio a Napoli
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