Stanotte la polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha dato esecuzione a nove ordinanze di custodia cautelare, di cui otto in carcere, emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, nei confronti di nove persone ritenute affiliate al clan Belforte e operanti sul territorio di Maddaloni. Nell’ambito dell’operazione delle forze di polizia denominata ‘“Fase 2” è finito in manette Salvatore D’Albenzio, figlio del boss Domenico D’Albenzio detto ‘o faraon, ritenuto un esponente apicale del clan in tutta l’area. Assieme a lui sono finite in manette altre otto persone, che si erano coalizzate attorno al capoclan.
Si tratta di Giuseppe Amato, Lidia Maricela Apostolie, Ernesto di Cicco, Antonio di Vico, Achille Fiorillo, Antonio Mastropietro, Vincenzo Russo e Palladino Spallieri, tutti operanti sul territorio di Maddaloni e nei paesi limitrofi. Il sodalizio camorristico legato alla famiglia D’Albenzio, braccio operativo del clan Belforte, egemone in tutto il medio Casertano, è attivo fin dagli anni ‘80, da quando il capostipite del clan Clemente D’Albenzio detto Minutuccio collaborava con Salvatore e Domenico Belforte, esponenti di spicco dell’omonimo clan di Marcianise, sotto l’egida della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.
Nonostante Salvatore D’Albenzio, l’erede designato per curare gli affari illeciti del clan nell’area si trovasse agli arresti domiciliari, riusciva a gestire i propri affiliati sul territorio, che si occupavano specialmente di traffico di droga e di armi. Oltre a imporre il pizzo a commercianti e imprenditori che volessero continuare a svolgere la propria attività a Maddaloni, il clan traeva ingenti fonti di guadagno attraverso l’installazione e la manutenzione di distributori automatici di caffè, snack e bevande, vera e propria attività di copertura per riciclare i proventi degli affari illeciti. Successivamente alle indagini e alle intercettazioni compiute dagli inquirenti, grazie alle quali si è risaliti all’identità degli affiliati e all’entità dei crimini compiuti, i nove malviventi sono finiti in manette e, ad eccezione di Vincenzo Russo che è stato posto ai domiciliari, ristretti in carcere. I reati contestati sono molteplici e vanno dall’estorsione allo spaccio di sostanze stupefacenti, nonché alla detenzione di armi da fuoco, aggravate dal concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso.
Si tratta di un duro colpo quello messo a segno stanotte ai danni dell’organizzazione camorristica di Maddaloni, avvenuto dopo gli arresti e i sequestri effettuati pochi giorni fa ai danni del clan Puca di Sant’Antimo e del clan Mallardo di Giugliano, egemoni nell’area nord di Napoli. L’emergenza epidemiologica non ha fermato i clan camorristici che secondo il magistrato Raffaele Cantone si sono al contrario rafforzati, traendo benefici e consensi speculando sull’emergenza sociale in atto.