400 milioni annui persi, stagione praticamente finita e mai iniziata, indotto lavorativo al collasso e senza alcun aiuto. Ciò che il mercato delle cerimonie rappresenta per la Campania è qualcosa di intuibile ma sconosciuto ai più, almeno fino a quando la pandemia da Coronavirus non ha fatto emergere le tante professionalità e competenze legate a questo settore. Il Covid-19 ha bloccato matrimoni, battesimi, comunioni, tutte occasioni di assembramento. E l’alleggerimento del lockdown non porta i benefici sperati.
Così, poco più di 50 fotografi cerimonialisti hanno manifestato davanti a Palazzo Santa Lucia, sede della giunta regionale campana, per sollecitare interventi a favore della categoria e di tutto il comparto delle cerimonie, rimasto totalmente fermo e senza tutele, proprio a inizio stagione e chissà per quanto tempo. Giuseppe Annunziata è uno dei promotori della protesta, che coinvolge almeno 300 colleghi dell’intera regione, riuniti in un gruppo sui social è pronti a creare un’associazione o un albo che salvaguardi la categoria.
“Noi fotografi non abbiamo ricevuto alcun tipo di finanziamento – afferma subito Annunziata – né dallo Stato, né dalla Regione. Per tale motivo chiediamo un’integrazione del codice Ateco che ci permetta di avere i bonus previsti e un sussidio straordinario fino al termine dell’emergenza. Il settore matrimoni è totalmente azzerato. In termini economici c’è una perdita di 400 milioni annui in tutta Italia. Ormai quest’anno è andato perso. Con il divieto di fare assembramenti e l’obbligo del distanziamento sociale non si sposerà nessuno. Perché dovrebbero sposarsi se, nel giorno più atteso della tua vita, i ristoranti potranno ospitare meno di 50 persone? Se ne riparlerà l’anno prossimo. Intanto abbiamo azzerato tutto il fatturato e siamo totalmente fermi. Il paradosso di tutto questo è che noi possiamo stare aperti, ma per fare cosa se il 90% vive di cerimonie?”.
Tra le figure immancabili nei matrimoni c’è il wedding planner, “una delle categorie più penalizzate – ammette Steve Di Maio – anche se siamo uno dei polmoni dell’economia italiana. Intorno al nostro mondo girano tante figure legate alla ristorazione, oppure i fotografi, la produzione e il commercio delle bomboniere, il noleggio auto, i fiorai, i parrucchieri. Siamo stati lasciati soli. Non abbiamo visto i 600 euro, non è arrivata neanche la cassa integrazione. Chiediamo un immediato intervento dello Stato a tutela della nostra e delle altre categorie ferme per il blocco dei matrimoni. Parliamo di 6/700 mila euro di perdite, da ora fino a settembre e anche per i matrimoni invernali. Salterà tutto perché la nostra clientela non accetta l’idea della mascherina. È impossibile che in questi eventi non ci siano abbracci o baci, fanno parte di un’emozione condivisa. E, naturalmente, non ci permetteranno di fare un evento con 150 persone”, conclude Di Maio.