
di Mario Schiavone

di Mario Schiavone
Di cosa scrivi durante questa quarantena?
“Ho scritto un libro che avevo però già cominciato prima del Covid-19 e quindi quello che scrivo non ha a che fare con questa emergenza. Poi collaboro con un mio amico medico, Lorenzo Bracco, a scrivere articoli scientifici, in particolare l’ultimo di questi propone una terapia con il surfactant (il tensioattivo prodotto normalmente dai nostri polmoni, che se infettati dal Coronavirus smettono di produrlo). In questo caso l’attinenza a questa emergenza c’è tutta”.
Che cosa leggi?
“Osamu Dazai, Il sole si spegne, Gilda Policastro, Non come vita, Gherardo Bortolotti, Storie del pavimento e Low, Ezio Albrile, Misteri gnostici, Ocean Vuong, Brevemente risplendiamo sulla terra, Yukio Mishima, Confessioni di una maschera, Yasunari Kawabata, La casa delle belle addormentate”.
Raccontaci una cosa bella che ti è accaduta in questo periodo.
“La lettura in anteprima di un libro che sta scrivendo il mio amico Antonio Moresco. Gli sono grato di avermi mandato il file”.
Parlaci anche di una cosa brutta che hai vissuto in questo periodo.
“Un mio vecchio amico si è preso il virus ed è stata molto dura. Per fortuna adesso risulta negativo”.
Come immagini “il dopo” tutto questo?
“Non ne ho idea. Un misto di come era prima e di cose che si sono modificate, ma che adesso non vediamo ancora”.
Dario Voltolini (Torino, 1959) è uno scrittore italiano; è stato tra i fondatori del collettivo di scrittori e intellettuali raccolti intorno al blog Nazione Indiana. Ha in seguito fondato con altri fuoriusciti da Nazione Indiana la rivista Il primo amore e l’omonimo blog. Ha giocato nell’Osvaldo Soriano Football Club, la nazionale italiana scrittori. Il suo primo libro, apparso per Bollati Boringhieri Editore nel 1990, è Una intuizione metropolitana, l’ultimo pubblicato da Einaudi nel 2017 è Pacific Palisades.
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