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Home Cronaca

“Mosaico 2”, indagate 19 persone in operazioni antiterrorismo e contrasto al traffico di documenti falsi (Video)

Emanuele Di Donato di Emanuele Di Donato
15 Maggio 2020
in Cronaca
Mosaico 2

Ricco bilancio quello dell’operazione denominata Mosaico 2, eseguita questa mattina dalla sezione antiterrorismo della Digos di Roma, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli. L’attività ha avuto come risultato l’arresto di otto persone, venti perquisizioni, due locali sequestrati e un totale di diciannove indagati, ed è stata portata a termine con il supporto operativo delle Digos di Napoli, Caserta e Benevento, del reparto prevenzione crimine e dei gabinetti della polizia scientifica per la Campania, per il Lazio e per il Molise. Delle diciannove persone coinvolte, scoperte tra le province di Napoli, Caserta e Benevento, dodici sono cittadini italiani, mentre gli altri sette hanno nazionalità straniera. Le indagini rientrano nell’ambito di un procedimento penale coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo della Procura della Repubblica di Napoli.

Le attività di indagine dell’operazione Mosaico 2 hanno permesso di contestare i reati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione, al riciclaggio e al traffico di documenti di identità contraffatti, oltre al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina funzionale al circuito del terrorismo internazionale. Mosaico 2 ha preso vita nel luglio 2019, a conclusione dell’indagine precedente denominata Mosaico, grazie alla quale le forze dell’ordine avevano ricostruito e smembrato la rete di relazioni con l’Italia riconducibile ad Anis Amri, tristemente noto per essere l’autore della strage di Berlino nel 2016. L’operazione Mosaico, inoltre, aveva permesso anche di smantellare una cellula ispirata al fondamentalismo islamico, della quale erano stati scoperti anche progetti avanzati di attività da effettuare sul territorio nazionale.

Le indagini di Mosaico 2 sono durate in totale dieci mesi e sono state condotte, oltre che con i servizi di polizia giudiziaria tradizionali, anche attraverso attività tecniche, tutte funzionali alla scoperta finale di due diversi contesti delittuosi, intrecciati tra loro e aventi perfino una proiezione transnazionale. I risultati delle investigazioni hanno evidenziato che il business illecito dei documenti falsi si sarebbe attestato su diversi livelli operativi. La produzione dei documenti si sarebbe concentrata nelle mani di quattro fratelli di origine campana, con la gestione di una vera e propria stamperia clandestina nella zona di Porta Capuana a Napoli. I documenti contraffatti cadevano sotto un variegato spettro di prodotti: si andava dalle classiche carte di identità ai permessi di soggiorno, dalle patenti di guida fino ai verbali della polizia. Le persone che commissionavano i documenti, fornendo i dati anagrafici e le fotografie da applicare, sono tutte di origine extracomunitaria, gravitanti nella zona di Porta Capuana.

Sempre a quanto è stato riscontrato dalle investigazioni, gli inquirenti hanno assistito anche alla crescita ‘professionale’ della stamperia e dei suoi titolari, costantemente alla ricerca di ulteriori skills e supporti tecnologici come ologrammi o stampanti più performanti per la produzione di carte di identità ancora più verosimili e attendibili. Le indagini di Mosaico 2 hanno fatto luce anche sulla consegna dei documenti contraffatti, che avvenivano grazie ai servizi di spedizione assicurati da un’attività commerciale di settore, con sede nel capoluogo campano, nella zona a ridosso della stazione centrale. Attraverso una contabilità parallela, l’attività garantiva un trattamento di favore ai committenti delle spedizioni in questione, consentendo perfino l’utilizzo di nomi di copertura.

Uno degli indagati che svolgeva la funzione di intermediario era un cittadino algerino identificato come C.M.S. Nel corso di indagini correlate a un altro procedimento penale nei suoi confronti, è emersa una sua possibile complicità con Anis Amri, avendolo aiutato a reperire i documenti prima di partire per la Germania. Ma il passato illecito del cittadino algerino non finisce qui, poiché il suo nome compariva all’interno di un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, relativa all’anno 2017 per il riciclaggio di migliaia di passaporti italiani sottratti dall’Istituto poligrafico zecca dello Stato, collocati in seguito anche in ambienti vicini ad aspiranti foreign fighters. C.M.S., risultato in contatto diretto sia con la stamperia sia con il centro che si occupava delle spedizioni, in quanto destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità francesi per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di banconote contraffatte, è stato arrestato lo scorso aprile in occasione di un controllo nella città di Napoli.

Le attività di indagine di Mosaico 2 hanno visto mirati e sistematici controlli anche presso i corrieri internazionali che, inconsapevolmente, erano usati come vettori per le spedizioni illegali. Le indagini hanno permesso di riscontrare impronte papillari di molti degli indagati sui documenti confezionati. Le attività internazionali  della direzione centrale della polizia di prevenzione -Ucigos, con il servizio per il contrasto dell’estremismo e terrorismo esterno, si sono avvalse anche della collaborazione dell’Ectc (il centro europeo antiterrorismo) che ha portato all’attivazione di canali di cooperazione di polizia Europol. La collaborazione è stata cruciale al fine di poter procedere con le perquisizioni anche all’estero.

L’esecuzione dei provvedimenti delegati dall’autorità giudiziaria sul territorio italiano ha dato il via ad attività analoghe in Francia, Grecia, Spagna, Belgio, Germania e a Malta. Proprio grazie alla cooperazione internazionale, alcuni dei documenti controllati presso i corrieri sono stati poi intercettati all’estero dalle polizie locali o presso alcuni scali di frontiera aerea italiana (Ventimiglia e Bologna), pronti a lasciare il territorio italiano per altre destinazioni. Tra i destinatari dei documenti contraffatti ci sarebbero anche persone su cui pendeva un mandato di cattura.

È opportuno porre l’attenzione su un episodio relativo sempre ai fatti accaduti nel 2016 in cui è stato coinvolto il già citato Anis Amri, all’interno dell’indagine Mosaico, dalla quale trae origine Mosaico 2. Come riferiscono le autorità tedesche, il 30 luglio 2016 Anis Amri fu oggetto di un controllo mentre era a bordo di un bus lungo la tratta Berlino-Zurigo. Durante il controllo aveva esibito una carta di identità italiana falsa rilasciata dal Comune di Roma che riportava il suo nome e cognome ma con luogo e data di nascita diversi. La perquisizione successiva aveva permesso di rinvenire una seconda carta di identità, molto simile a quella già esibita, sempre rilasciata dal Comune di Roma e avente gli stessi numeri seriali, ma con foto diversa e nome che corrispondeva a quello di Fazi Ur Rehman, nato a Roma il 22 febbraio 1988.

Anche in quel contesto investigativo erano emerse le prime evidenze riconducibili al centro di spedizioni di Corso Novara, uno dei perni dell’indagine Mosaico 2. Il centro di spedizioni, dunque, si è dimostrato funzionale anche a un precedente circuito di documenti falsi, quello da cui avrebbe attinto Anis Amri, appunto. Le autorità stanno svolgendo ulteriori approfondimenti anche sul fronte previdenziale, in quanto le intercettazioni hanno mostrato come alcuni indagati fossero precettori di reddito di cittadinanza.

 

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