Il mondo del giornalismo ha subito un duro colpo per la scomparsa di Sandro Petrone, volto storico della Rai e anchorman del Tg2. Gli italiani se lo ricorderanno come inviato durante la guerra del Golfo e nel conflitto dei Balcani alla fine degli anni Novanta. Giornalista con una forte passione per la musica, aveva a febbraio compiuto sessantasei anni. Da diverso tempo non era più in televisione, costretto ad anticipare i termini del retirement a causa di una grave malattia, un tumore molto aggressivo che l’aveva obbligato ad abbandonare il lavoro per seguire le cure. A dare la triste notizia è stato il segretario dell’unione sindacale giornalisti Rai, Vittorio di Trapani.
Nato a Napoli il 2 febbraio 1954, Sandro Petrone ha perseguito gli studi giuridici per poi dedicarsi alla pubblicità, al lavoro nelle prime emittenti private e a Radio Rai. La sua attività di inviato ha dimostrato sempre innovazione, che si trattasse di essere il primo italiano a trasmettere nel Kuwait liberato, nell’ex Jugoslavia, nel Kosovo e in Iraq o a raccontare gli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti. È stato anche il primo giornalista italiano a coprire grandi eventi utilizzando una telecamera propria, con la quale ha ripreso e raccontato agli italiani il crollo dell’Urss o la guerra in Jugoslavia. Ha lavorato nelle sedi di corrispondenza estere, soprattutto a New York e negli Stati Uniti, con lunghe permanenze per seguire le elezioni presidenziali americane, che copriva dal 1992.
Era risaputa la sua passione, coltivata fin da giovane, per lo spettacolo, soprattutto in campo musicale e televisivo, portata avanti sia nelle vesti di autore sia in quelle di conduttore. Negli anni Settanta cominciò a diventare un esponente della cultura musicale e cantautorale partenopea, inserendosi nel mondo del blues. L’amore per la musica, sebbene accantonato per dedicarsi all’attività da giornalista, non è mai svanito, come dimostrano le varie collaborazioni e le produzioni anche nel periodo di allontanamento, del silenzio musicale. Del 2010 è Last Call – Note di un inviato, cd che contiene 11 brani costituiti da canzoni vecchie e nuove, tutte arrangiate da Martino De Cesare e alcune scritte con Tony Cercola, storico percussionista partenopeo.
Nel 2016 la notizia della malattia: gli fu diagnosticato un tumore al polmone, un microcitoma, come raccontò in un’intervista al Corriere della Sera nel 2018. Sandro Petrone si affidò al Pascale di Napoli per sottoporsi a una cura sperimentale, l’immunoterapia. “Una grave perdita per il giornalismo”, ha commentato Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, che ha poi continuato dicendo che Petrone è stato un esempio per tutti. Parole di stima anche da parte dell’ex direttore del quotidiano La Repubblica Mario Calabresi, che lo ha ricordato come un giornalista educato, sensibile e puntuale, che si trattasse di raccontare un drammatico episodio di guerra o di condurre un’edizione del telegiornale in studio. L’unione sindacale giornalisti Rai, infine, lo ricorda come un collega orgoglioso e appassionato del suo lavoro, sempre gentile e sempre pronto a partire. Era un professionista che amava lo spettacolo, amava la Tv e la Rai, credeva sinceramente nel servizio pubblico.