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Home Cronaca

Ex area Cirio di Castellammare: i dettagli dell’inchiesta che ha coinvolto i parlamentari Cesaro e Pentangelo

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
16 Maggio 2020
in Cronaca, Politica
Cesaro

Luigi Cesaro

Emergono in queste ore i dettagli sull’inchiesta condotta dalla Procura di Torre Annunziata sull’ex area Cirio di Castellammare di Stabia, dalla quale emerge un giro di corruzione, di favori e di tangenti importanti esponenti della politica campana, tra questi i parlamentari di Forza Italia Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo e l’importante esponente del Partito democratico campano Mario Casillo. 

La riqualificazione dell’ex area Cirio rappresenta infatti un grosso affare di oltre 20 milioni di euro che ha coinvolto in prima persona l’imprenditore campano Adolfo Greco, già sotto accusa per aver stretto legami importanti con il clan dei Casalesi. I rapporti tra l’imprenditore e i tre esponenti politici avrebbero avuto il chiaro intento di mettere le mani sulla riqualificazione dell’area attraverso la nomina del commissario ad acta identificato nella figura dell’architetto Maurizio Biondi, al fine di assicurarsi gli appalti e i lavori sull’ex zona industriale di Castellammare di Stabia. 

Stando alle ricostruzioni della Procura torrese, che si è avvalsa dell’uso delle intercettazioni ambientali a carico degli esponenti politici, degli imprenditori e dei professionisti coinvolti, fitta sarebbe la trama composta dalle corruzioni e dalle clientele che avrebbero permesso agli indagati di svolgere le loro attività illecite a suon di nomine e tangenti. Le intercettazioni partite su richiesta della Direzione distrettuale antimafia nell’ambito dell’operazione denominata “Olimpo” hanno così svelato il grosso giro di corruzione nato attorno alla necessità di elargire con facilità i vari permessi a costruire nell’ex area Cirio. Nel 2015 sarebbe avvenuta la svolta negli accordi tra i politici: Biondi sarebbe stato così nominato commissario l’anno successivo, su indicazione dei parlamentari forzisti Cesaro e Pentangelo. Nel frattempo all’imprenditore Greco era stato affidato il compito di disporre la liquidità per le operazioni illecite, versando tangenti all’architetto Biondi tramite l’ingegnere di fiducia Antonio Elefante. 

A fare da mediatore negli affari dei professionisti, ci sarebbe stato anche Antonio Tobia Polese, il defunto “boss delle cerimonie” nonché gestore del lussuoso hotel e ristorante La Sonrisa. Polese avrebbe infatti regalato un costosissimo Rolex al parlamentare Pentangelo come ricompensa della nomina dell’architetto Biondi in vista del rilascio dei permessi a costruire. Biondi sarebbe stato inoltre indicato dalla Procura quale stretto collaboratore di Cesaro, tanto da condividere l’attività professionale con il figlio Francesco Cesaro, col quale condivide lo studio in via Agostino De Pretis a Napoli. 

A completare il puzzle dei rapporti clientelari ci sarebbe stata inoltre l’importante figura dell’attuale capogruppo regionale del Pd Mario Casillo, tramite la mediazione del dirigente del Pd stabiese Gennaro Iovino. In questo modo, con l’appoggio fondamentale dell’esponente regionale, il cerchio si sarebbe chiuso, permettendo alla cricca affaristica di mettere le mani sulla riqualificazione della zona industriale dismessa. Casillo, che nel frattempo era impegnato anche nell’organizzazione della convention della Leopolda a sostegno di Matteo Renzi, per venire incontro alle richieste dell’imprenditore Greco, avrebbe fatto ritirare gli emendamenti sulla Legge paesaggistica della Regione Campania. Al loro posto uno stanziamento di 110 milioni di euro per le “zone rosse” dei paesi del Vesuviano. Le intercettazioni telefoniche hanno così rivelato che in cambio, il capogruppo regionale del Pd avrebbe ottenuto l’affidamento dei lavori di impiantistica sull’ex area Cirio a una ditta da lui indicata. 

In seguito alle indagini condotte dalla Procura, che in questo caso hanno rivelato la trasversalità della corruzione tra gli ambienti politici del centro-destra e del centro-sinistra campano, sono stati disposti gli arresti domiciliari per Maurizio Biondi e Antonio Elefante, assieme a tre funzionari dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Colavecchia, Marcello Ciofalo e Vincenzo Campitiello accusati di aver favorito, in concorso tra loro, l’azienda dell’imprenditore Greco in cambio di tangenti. Alla Camera e al Senato sono invece approdate le richieste di autorizzazione a procedere per le perquisizioni e l’arresto a carico dei parlamentari forzisti Cesaro e Pentangelo. 

Tra i primi a intervenire sulla vicenda giudiziaria il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che si è detto preoccupato per i fitti rapporti di corruzione tra politica, imprenditoria e camorra. Il primo cittadino partenopeo ed ex Pubblico ministero ha così dichiarato: “Quello che si delinea in queste ore è un quadro assai inquietante e merita una riflessione seria perché gli indizi a carico dei due parlamentari sono gravi”. De Magistris non ha infine risparmiato il Pd, anch’esso coinvolto nel giro di clientele e illeciti: “Non sarebbe male se il Pd, che ogni giorno pare abbia l’unico obiettivo di attaccare strumentalmente l’amministrazione di Napoli, si occupasse di più dei propri problemi interni a partire dalla questione morale”.

 

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