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Home Economia

Report emersione rapporti di lavoro: Campania prima nell’agricoltura

I numeri del Viminale non sembrano, per ora, aver raggiunto gli obiettivi prefissati, ma c'è tempo fino al 15 agosto per presentare le domande

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
28 Giugno 2020
in Economia
rapporti di lavoro

Il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova

Il Ministero dell’Interno ha diffuso i primi dati riguardati la regolarizzazione e l’emersione dei rapporti di lavoro secondo le linee guida del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, meglio conosciuto come decreto Rilancio. In particolare l’articolo 103 punta ad alcuni obiettivi specificati dal Ministero delle politiche agricole e forestali: “Emersione dall’invisibilità di migliaia di persone che vivono e/o lavorano nel territorio italiano; adeguata tutela della salute personale e collettiva; un passo in avanti nel rafforzamento della strategia e degli strumenti di contrasto al caporalato e allo sfruttamento della manodopera italiana e straniera”. C’è tempo fino al 15 agosto per la presentazione delle domande, ma dal primo report del Viminale non sembra che, soprattutto nel comparto agricolo, vi sia stata la ressa per regolarizzare i lavoratori. Una dimostrazione indiretta di come il cammino verso l’abbattimento dell’odiosa piaga del caporalato e dello sfruttamento sia ancora lungo e tortuoso arriva proprio dai recenti fatti di Mondragone. Ma veniamo ai dati del Ministero dell’Interno.

Nelle due settimane comprese fra il primo e il 15 giugno le domande effettuate sono state, sull’intero territorio nazionale, circa 32mila. Per quanto riguarda i settori interessati, a farla da padrone è nettamente il lavoro domestico e di assistenza alla persona, con il 91% delle domande già perfezionate. Solo il 9% appartiene a lavoro subordinato, agricoltura e pesca: 2.233 ‘moduli’ inviati contro appena 22. Dai numeri non proprio esaltanti, emerge però una piacevole sorpresa: la Campania è la prima regione per richieste presentate riguardanti il lavoro agricolo, con 554 domande di regolarizzazione effettuate, a fronte delle 448 in Sicilia e 408 del Lazio, regioni che seguono in classifica. Anche per il lavoro domestico il risultato campano è confortante: 2.716 domande che consentono alla Campania di posizionarsi nella graduatoria solo dietro la Lombardia. Andando nel particolare, nella distribuzione delle domande su base provinciale, troviamo solo quella di Napoli fra le prime dieci per quanto riguarda il lavoro domestico, esattamente al terzo posto con 1.854 richieste di regolarizzazione. Nel settore dell’agricoltura Salerno, Napoli e Caserta entrano nella decina, rispettivamente con 199, 185 e 152 ‘moduli’ presentati.

Tornando ai dati nazionali, infine, la distribuzione delle domande per Paese di provenienza del lavoratore vede ai primi posti Marocco, Egitto e Bangladesh per il lavoro domestico e di assistenza alla persona; India, Albania e Marocco per l’agricoltura e l’allevamento. Su 23.950 datori di lavoro che hanno perfezionato la domanda di regolarizzazione 17.294 sono italiani, cioè il 72%. Numeri che forse sono sotto le aspettative rispetto agli obiettivi prefissati, ma è ancora presto per dare giudizi definitivi. Intanto, la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, che ha fortemente voluto la regolarizzazione dei rapporti di lavoro, mette le mani avanti: “Fosse anche una sola la persona che viene strappata all’invisibilità e a condizioni di lavoro oscene, lo considero comunque un successo”, ha sottolineato in un’intervista al quotidiano la Repubblica.

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