Il Ministero dell’Interno ha diffuso i primi dati riguardati la regolarizzazione e l’emersione dei rapporti di lavoro secondo le linee guida del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, meglio conosciuto come decreto Rilancio. In particolare l’articolo 103 punta ad alcuni obiettivi specificati dal Ministero delle politiche agricole e forestali: “Emersione dall’invisibilità di migliaia di persone che vivono e/o lavorano nel territorio italiano; adeguata tutela della salute personale e collettiva; un passo in avanti nel rafforzamento della strategia e degli strumenti di contrasto al caporalato e allo sfruttamento della manodopera italiana e straniera”. C’è tempo fino al 15 agosto per la presentazione delle domande, ma dal primo report del Viminale non sembra che, soprattutto nel comparto agricolo, vi sia stata la ressa per regolarizzare i lavoratori. Una dimostrazione indiretta di come il cammino verso l’abbattimento dell’odiosa piaga del caporalato e dello sfruttamento sia ancora lungo e tortuoso arriva proprio dai recenti fatti di Mondragone. Ma veniamo ai dati del Ministero dell’Interno.
Nelle due settimane comprese fra il primo e il 15 giugno le domande effettuate sono state, sull’intero territorio nazionale, circa 32mila. Per quanto riguarda i settori interessati, a farla da padrone è nettamente il lavoro domestico e di assistenza alla persona, con il 91% delle domande già perfezionate. Solo il 9% appartiene a lavoro subordinato, agricoltura e pesca: 2.233 ‘moduli’ inviati contro appena 22. Dai numeri non proprio esaltanti, emerge però una piacevole sorpresa: la Campania è la prima regione per richieste presentate riguardanti il lavoro agricolo, con 554 domande di regolarizzazione effettuate, a fronte delle 448 in Sicilia e 408 del Lazio, regioni che seguono in classifica. Anche per il lavoro domestico il risultato campano è confortante: 2.716 domande che consentono alla Campania di posizionarsi nella graduatoria solo dietro la Lombardia. Andando nel particolare, nella distribuzione delle domande su base provinciale, troviamo solo quella di Napoli fra le prime dieci per quanto riguarda il lavoro domestico, esattamente al terzo posto con 1.854 richieste di regolarizzazione. Nel settore dell’agricoltura Salerno, Napoli e Caserta entrano nella decina, rispettivamente con 199, 185 e 152 ‘moduli’ presentati.

