La giunta regionale della Campania ha presentato alla commissione italiana per l’Unesco il dossier di candidatura “La cultura del caffè espresso napoletano”, redatto da un gruppo di esperti professori universitari, antropologi e giuristi. Già nel 2017 un altro importante simbolo di Napoli è stato riconosciuto come parte del patrimonio culturale dell’umanità: l’arte del pizzaiuolo napoletano. Una pratica che, oltre alle fasi come la preparazione dell’impasto, il celebre movimento rotatorio del pizzaiolo e la cottura nel forno a legna, erge la pizza e la sua creazione a marchio d’italianità nel mondo.
Questa volta è il turno di un altro fondamentale simbolo napoletano, il caffè. La preparazione della famosa bevanda è un’usanza quasi religiosa, dalla caffettiera posta sul fuoco al profumo emanato quando il caffè è pronto: il celebre scrittore Erri De Luca nel suo libro I tre cavalli scrive: “A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco”. L’importanza del caffè e il rituale a esso legato si nota infatti dalla sua forte presenza in poesie, canzoni e film. Celebre è il monologo di Eduardo De Filippo nel suo Questi Fantasmi del 1954 in cui descrive minuziosamente l’atto di preparazione del caffè. La bevanda è anche protagonista di un’abitudine molto famosa a Napoli, quella del “caffè sospeso”, attività filantropica e solidale in cui un cliente paga due caffè, ne consuma uno solo mentre l’altro viene donato a una persona bisognosa che entra nello stesso bar.

