Il personale della Dia di Napoli, su ordine del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha sequestrato beni e immobili per un valore complessivo di quattro milioni di euro a un noto imprenditore di Aversa, ritenuto colluso con i locali clan della camorra. L’uomo d’affari aversano, dell’età di 75 anni, sarebbe vicino al clan dei Casalesi. In particolare, secondo quanto emerso dalle indagini a suo carico, risulterebbe in affari con la fazione retta dal boss Michele Zagaria. Secondo gli inquirenti la pericolosità dell’indagato era ormai un fatto accertato, in quanto organico al sistema affaristico criminale che i Casalesi sono riusciti a costituire su tutto l’Agro aversano, così come è emerso dalla relazione pubblicata dalla Direzione investigativa antimafia sul radicamento della criminalità organizzata nel territorio campano. Fenomeno in forte ascesa in questi territori è soprattutto quello degli imprenditori e dei colletti bianchi che stringono affari milionari sotto l’ombrello della camorra e che il più delle volte sono collusi con i clan.
Il settantacinquenne di Aversa, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni rilasciate dai pentiti di camorra all’autorità giudiziaria, era da tempo organico alle vicende criminali dei clan. Negli ultimi anni sarebbe infatti riuscito ad accumulare enormi ricchezze soprattutto grazie al contrabbando di armi illegali provenienti dai Paesi dell’ex Jugoslavia, uno dei business fondamentali dei Casalesi, le cui fazioni dispongono di arsenali sufficienti per assicurarsi il controllo militare del territorio. Il soggetto era già finito nel registro degli indagati quando si impossessò, a un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato, di un’azienda. L’operazione speculativa andata a buon fine, secondo quanto testimoniato, sarebbe stata indicativa degli ottimi rapporti tra l’imprenditore e i clan egemoni nell’Agro aversano.

