Continua l’attività di controllo dei carabinieri del comando provinciale di Napoli finalizzata alla verifica del rispetto delle normative sulla preparazione e la vendita al pubblico di alimenti. Nella lente dei controlli la cittadina di Afragola, dove i militari della stazione locale, insieme a quelli del Nucleo antisofisticazione e sanità di Napoli, hanno ispezionato alcune attività di somministrazione di prodotti da forno. A finire nei guai il titolare di un bar del posto all’interno del quale sono state riscontrate diverse irregolarità. Oltre 450 i chili di prodotti alimentari di pasticceria sequestrati per carenza dei requisiti igienico-sanitari e strutturali. È stata poi applicata la sanzione della chiusura amministrativa per 30 giorni del locale e contestuale invito a eliminare le carenze igienico-sanitarie riscontrate.
Controlli serrati quotidiani a Napoli e provincia realizzati negli ultimi tempi dai carabinieri del Nas locale, con la collaborazione dei militari delle stazioni del comando provinciale. Ingenti i sequestri: oltre 800 chili di alimenti irregolari, 72 litri di vino e 2400 mascherine di protezione anti contagio. In città sono state ispezionate decine di aziende e attività commerciali. In un panificio di strada comunale dei Cavoni, sono stati sequestrati ben 30 chili di prodotti da forno privi di indicazioni sulla tracciabilità e gravi carenze igienico sanitarie. Nel quartiere di Barra, in una salumeria, sequestrati 72 litri di vino bianco, anch’essi privi di qualsivoglia indicazione.
Anche la provincia è stata oggetto, recentemente, di svariate operazioni ispettive. Nella cittadina di Quarto sequestrati 20 chili di prodotti, pane e salumi, esposti in un supermercato senza informazioni sull’origine e la filiera produttiva. Una farma-sanitaria di Pomigliano D’Arco è stata sanzionata per aver messo in vendita alimenti per neonati privi delle indicazioni sull’impresa fornitrice e sulla provenienza: 10 i chili di prodotti complessivamente ritirati dal commercio. Nel comune di Ercolano è stato individuato un ingrosso farmaceutico nel quale sono state rinvenute 1.800 mascherine facciali made in China, senza marchio Ce e commercializzate nonostante la procedura Inail avesse dato esito negativo: erano pubblicizzate come presidio anti-Covid pur essendo solo maschere antipolvere. Sempre riguardo alle mascherine, a Nola, in un’impresa sita all’interno dell’interporto, venivano vendute oltre 600 mascherine lavabili formato baby con etichettatura recante un’erronea comunicazione al consumatore sulle informazioni utili alla valutazione e alla prevenzione dei rischi derivanti dall’uso del prodotto. Nello stesso comune i carabinieri del Nas hanno posto sotto sequestro 20 chili di alimenti, biscotti, pastiere, frutta secca, formaggi vari e legumi, sprovvisti di dati utili a ricostruirne l’origine e il luogo di produzione. Sanzioni anche per carenze strutturali del laboratorio di produzione e mancato aggiornamento del sistema di monitoraggio previsto dal manuale Haccp.
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