Caso bonus Covid-19, la consigliera Pirovano si giustifica: “Non vivo di politica”
Nello scandalo legato ai sussidi, oltre a cinque parlamentari, sarebbero coinvolti oltre duemila amministratori locali tra sindaci, consiglieri e assessori
Nello scandalo che ha coinvolto cinque parlamentari che hanno chiesto e ottenuto il bonus Covid-19 di 600 euro, sarebbero finiti anche duemila tra amministratori locali, assessori, consiglieri, sindaci e presidenti di regione. Il sussidio sarebbe stato erogato dal Governo per aiutare imprenditori, lavoratori e famiglie in difficoltà, con lo scopo di affrontare la crisi economica; tuttavia, trattandosi di un finanziamento “a pioggia”, senza cioè particolari vincoli restrittivi, i finanziamenti sono stati richiesti e ottenuti anche da chi non ne avrebbe avuto bisogno, come nel caso degli onorevoli che hanno ottenuto il bonus nonostante percepissero uno stipendio mensile di 12mila euro.
In merito alla vicenda del bonus Covid-19 ci sono da fare delle precisazioni, in quanto non tutti gli amministratori pubblici percepiscono gli stessi emolumenti. Se è vero che gran parte di loro svolgono più incarichi, e in quanto professionisti avrebbero comunque avuto diritto a presentare la domanda, la retribuzione che ricevono i consiglieri comunali, attraverso il sistema dei gettoni di presenza, rappresenterebbe una somma che non avrebbe effetti rilevanti sul reddito complessivo. Stesso discorso varrebbe per i sindaci delle piccole città che devono fare i conti con un gettito fiscale limitato legato alla poca capacità contributiva degli enti.
A tal proposito, è intervenuta la consigliera milanese Anita Pirovano che in un post su Facebook, appresa la notizia degli oltre duemila amministratori locali tirati in ballo, ha deciso di fare un passo in avanti autodenunciandosi. Stando a quanto dichiarato dalla consigliera, che siede tra i banchi della maggioranza in sostegno al sindaco Beppe Sala, in quanto professionista e lavoratrice autonoma che non vive né di rendita né di politica, ma solo del frutto del suo lavoro, e con uno stipendio appena sufficiente per portare avanti la famiglia, il contributo le spetterebbe di diritto. La Pirovano, che ha creato un ulteriore polverone sui social, si sofferma dunque sulle difficoltà che stanno subendo i professionisti a causa della crisi economica che non risparmierebbe nemmeno coloro che come lei sono impegnati nell’agone della politica.
Una riflessione e una distinzione, secondo la consigliera milanese, era dunque necessaria per evitare facili e ingenerose generalizzazioni e banalizzazioni, al fine di non gettare tutto nel calderone dell’antipolitica e del populismo. Sta di fatto che la rabbia dei cittadini e dei lavoratori è sempre più palpabile di fronte a una classe politica i cui privilegi, come nel caso dei cinque parlamentari, non sono stati scalfiti nemmeno dall’emergenza sanitaria, che ha invece incrementato i loro guadagni, mentre il costo della recessione economica e finanziaria si sta riversando sempre di più sulle fasce sociali deboli della popolazione.
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