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Alla scoperta dei borghi più belli della Campania / #3

Il terzo appuntamento del nostro viaggio tra i villaggi più suggestivi e ricchi di fascino della regione prosegue tra le verdi valli del Sannio

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
13 Agosto 2020
in Lifestyle
Borghi

Dopo aver visitato i borghi più belli e affascinanti della provincia di Napoli e aver conosciuto la storia e le tradizioni degli antichi villaggi del Casertano, il nostro viaggio continua nel Sannio alla scoperta dei borghi meglio conservati e maggiormente ricchi di attrattive della provincia di Benevento.

La prima tappa alla scoperta dei magnifici borghi sanniti non può che partire dalla Valle Caudina, più precisamente dalla città di Montesarchio. Le sue origini risalgono all’ottavo secolo a.C., quando i Sanniti fondarono l’antica Caudium ai piedi del massiccio del Taburno. Ben presto divenne una tra le più fiorenti città del Sannio grazie agli ottimi rapporti commerciali con le colonie della Magna Grecia. Nel 321 a.C., durante la seconda guerra sannitica, l’esercito sannita sconfisse le truppe romane nella famigerata battaglia delle Forche caudine. La sconfitta fu così umiliante per i Romani che trecento anni dopo ne parlò dettagliatamente lo storico Tito Livio nel suo trattato Ab Urbe condita. La città conobbe rinnovato splendore nel Medioevo, quando sotto la dominazione longobarda e normanna nacquero rispettivamente gli antichi borghi di Latovetere e Latonuovo, oggi perfettamente conservati. Al settimo e all’ottavo secolo risalgono la costruzione della torre d’avvistamento e del castello. In epoca borbonica le strutture militari furono trasformate in edifici carcerari e videro rinchiusi tra le loro mura diversi dissidenti politici tra cui il patriota Carlo Poerio. Oggi le sale castello e della torre ospitano le esposizioni del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino che custodisce al suo interno il famosissimo Cratere di Assteas, risalente al quarto secolo a.C. e considerato uno dei vasi più belli della Magna Grecia.

https://www.instagram.com/p/CBp8-rGqjw3/?igshid=1ugbqclstz7bz

Sant’Agata de’ Goti è soprannominata la “perla del Sannio” ed è considerata uno dei borghi più caratteristici d’Italia oltre a essere riconosciuta bandiera arancione dal Touring Club Italiano. Il nucleo più antico del paese è adagiato su di uno sperone di roccia tufacea che offre una vista spettacolare sul vallone sottostante: la roccia viva si amalgama e si confonde in maniera omogenea con le antiche mura cittadine offrendo uno spettacolo architettonico di grande suggestione visiva. Stando ai reperti archeologici rinvenuti nell’area, nel territorio di Sant’Agata sarebbe sorta la città sannita di Saticula. Il primo insediamento accertato sullo sperone tufaceo risale tuttavia al 343 a.C., quando vi fu edificato un castrum romano. Il periodo di maggiore splendore della città risale al Medioevo, quando Longobardi e Normanni diedero forma all’attuale conformazione urbanistica. Fu in quell’epoca che vennero costruiti gli edifici a picco sullo strapiombo tufaceo assieme alla rocca e alla Cattedrale dell’Assunta. L’etimologia del nome deriverebbe dal culto di Sant’Agata, introdotto dai Longobardi, associato a quello della famiglia De’ Goth che resse le sorti del paese in epoca normanna. La città fu un’importante sede ecclesiastica, ospitando il vescovo Alfonso Maria de’ Liguori, noto come Sant’Alfonso, e il prelato Felice Peretti, divenuto Papa a Roma con il nome di Sisto V. Il centro storico, perfettamente conservato, è un intreccio di vicoli, case, botteghe, chiostri e cappelle raccolte in un grande semicerchio dove il tempo sembra essersi fermato. Tale caratteristica ha fatto meritare a Sant’agata l’appellativo di “città presepe”. Le suggestive vie del borgo sono state spesso set di importanti produzioni cinematografiche, tra queste ricordiamo Il resto di niente tratto dall’omonimo romanzo di Enzo Striano e La mia generazione diretto da Wilma Labate. Oggi il fertile territorio santagatese è famoso per le importanti produzioni agricole tra cui la prelibata mela annurca e la coltivazione dei vitigni Falanghina e Aglianico.

https://www.instagram.com/p/BzFyko7I9mV/?igshid=12hf2hwh0bwst

A guardia del fiume Volturno si trova l’affascinante borgo di Limatola. Il nucleo più antico del villaggio risale all’epoca della dominazione longobarda, mentre il possente castello che sovrasta l’intera valle a scopo difensivo fu fatto costruire dai Normanni. Durante il Rinascimento il borgo conobbe un nuovo impulso architettonico grazie alle importanti famiglie che vi risiedettero, le quali trasformarono la fortificazione in una dimora signorile. Durante il Novecento il castello fu abbandonato e solo a partire dal 2010, dopo un lungo lavoro di restauro e di riqualificazione, è stato riportato allo spendore d’un tempo. Oggi le sale della fortezza sono diventate un albergo di lusso, suggestiva location per eventi e cerimonie. Ogni anno a Limatola si svolgono due eventi importanti per la riscoperta delle tradizioni del territorio: il primo è intitolato Il borgo dei mestieri e consiste in una rievocazione storica degli antichi lavori svolti nella cittadina; il secondo è Cadeax al Castello, in occasione del quale vengono allestiti deliziosi mercatini d’artigianato locale durante il periodo natalizio.

https://www.instagram.com/p/BYGGFvVHuJZ/?igshid=pez6hp3ie534

La nostra visita ai borghi più rappresentativi del Sannio prosegue a Guardia Sanframondi. L’abitato sorge in una posizione privilegiata su tutta la Valle telesina. La fondazione della città risale all’epoca normanna e per un lungo periodo di tempo fu governata dai conti di Sanframondo, i quali fecero costruire la fortezza che sovrasta tutt’oggi la piana sottostante. Negli anni Cinquanta del Novecento la cittadina è stata scelta per girare diversi film tra cui La bella mugnaia con Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni e Sofia Loren. A causa del terremoto del 1980 il borgo venne danneggiato e abbandonato, per poi rientrare, dieci anni dopo, in un lento progetto di riqualificazione che ebbe per protagonista l’arte cinematografica con l’assegnazione del premio D’uva d’oro. Oggi sono diverse le tradizioni religiose che animano borgo, tra queste annoveriamo i Riti Settennali, una processione religiosa di origini antichissime durante la quale i fedeli, incappucciati di bianco, procedono in cammino per le vie cittadine autoflagellandosi il petto con una spugna irta di spine e inzuppata di vino rosso fino a sanguinare. Il territorio è anche attraversato dalla Via Francigena, il lungo percorso di fede che da Roma prosegue fino a Brindisi in direzione Gerusalemme. Guardia Sanframondi è anche conosciuta, assieme alla vicina Solopaca, per la produzione dell’ottima Falanghina del Sannio, vitigno che è valso nel 2019 il prestigioso riconoscimento di Città europea del vino. 

https://www.instagram.com/p/BaGNd1uge3h/?igshid=kydvmheetr3g

Da Guardia Sanframondi ci spostiamo nella vicina Cerreto Sannita. L’attuale cittadina fu ricostruita sul finire del Seicento in seguito al devastante terremoto che nel 1688 rase al suolo l’antica Cerreto. La città nuova, opera dell’architetto Giovan Battista Manni, fu edificata più a valle rispetto al vecchio abitato e i lavori di costruzione furono ultimati nel 1696. Il nuovo impianto urbanistico fu realizzato con pianta a scacchiera, tanto da meritare l’appellativo di “piccola Torino” essendo stata progettata su modello del capoluogo piemontese. L’agglomerato urbano si raccoglie attorno alla piazza in stile tardo-barocco dove sorge la Collegiata di San Martino. La città è famosa per l‘arte ceramista e per il suo valore storico e artistico è stata insignita della bandiera arancione del Touring Club Italiano. Non molto distante dall’abitato, sul corso del fiume Titerno, sorge il famoso ponte di Annibale: la costruzione, di grande valore storico e architettonico, risale al terzo secolo a.C. e secondo la leggenda fu teatro del passaggio del generale cartaginese Annibale assieme ai suoi famigerati elefanti durante la seconda guerra punica.

https://www.instagram.com/p/CCbYyoVI5Jc/?igshid=qyawo3uutrgg

Tra i borghi più belli del Beneventano il nostro itinerario non poteva non includere Cusano Mutri. Sorta alle pendici meridionali del massiccio del Matese, le prime documentazioni di un insediamento dedito alla pastorizia risalgono al 490 d.C. Il villaggio iniziò ad assumere la conformazione di vera cittadina solo a partire dall’epoca normanna. Da allora il borgo è rimasto pressoché intatto: la città, per via della sua posizione geografica e per la composizione geologica del sottosuolo, non ha subito danni dai vari terremoti che nell’antichità devastarono l’area. Il centro storico conserva ancora la sua struttura originaria composta da stradine tortuose, ampie scalinate, archi e case con portali in pietra. Cusano Mutri è oggi sede di tantissime sagre legate ai prodotti tipici locali; qui si producono infatti ottimi formaggi e salumi di elevata qualità, oltre ai famosissimi funghi porcini. Non mancano nell’area anche interessanti itinerari naturalistici come le Forre del Titerno, profonde gole scavate nella roccia dall’omonimo corso d’acqua, e le Gole di Caccaviola. A due passi da questi profondi canyon, in località Pietraroja, nel 1980 fu ritrovato il fossile di un esemplare di Scipionyx samniticus, un dinosauro vissuto ben 113 milioni di anni fa. Il rettile fu ribattezzato simpaticamente “Ciro” ed è il primo fossile di dinosauro ritrovato in Italia nonché tra i meglio conservati al mondo. Oggi è custodito nel Museo di Storia Naturale di Milano.

https://www.instagram.com/p/CBBzOXcA0xv/?igshid=14tf844cg4drp

L’itinerario di visita ai borghi del Sannio ci porta ora a Morcone, piccolo gioiello architettonico affacciato sulla valle del fiume Tammaro, nonché uno tra i borghi meno conosciuti della Campania. Il centro abitato si arrampica su di un ripido versante montuoso a seicento metri di quota. Le prime testimonianze del sobborgo risalgono al 776 d.C., quando fu sede di un gastaldato longobardo. Durante il Quattrocento il castello fu abitato da Margherita di Durazzo, regina d’Ungheria e consorte di Carlo III D’Angiò, re di Napoli. In quel periodo il borgo acquistò grande fama e splendore grazie alla presenza dei regnanti. Parte del centro più antico della città fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980 e oggi dell’antico e signorile castello restano solamente i ruderi. Morcone si presenta con una caratteristica forma a ventaglio che si estende al di sotto dei resti della fortezza con strette stradine e tortuose gradinate che conducono i visitatori fino alla sommità del promontorio. Il territorio circostante ha davvero molto da offrire in termini di paesaggi incontaminati e di meraviglie naturalistiche: a due passi dalla città si estende il Lago di Campolattaro, dal 2003 sotto la tutela dell’Oasi del Wwf di Campolattaro.

https://www.instagram.com/p/Bm0O7QPAVBD/?igshid=1ggw210xzdqdi

Il nostro viaggio alla scoperta dei borghi più suggestivi della provincia di Benevento termina nel territorio di Apice, a 15 chilometri dal capoluogo, più precisamente ad Apice Vecchia. L’antico borgo è stato completamente abbandonato a causa dei sismi del 1962 e del 1980 che ne hanno provocato lo spopolamento tanto da meritare l’appellativo di “città fantasma”. Le origini del primo insediamento nell’area risalirebbero all’epoca in cui sul territorio erano stanziati gli Opici, arcaia popolazione osco-sannita. I primi documenti che attestano l’esistenza della cittadina sono datati all’ottavo secolo d.C., quando nell’area si estendevano i possedimenti dei Longobardi. Nel 1100 passò sotto l’egida dei principi normanni Roberto Il Guiscardo e Ruggero Il Normanno. Fin dall’antichità il territorio fu devastato da continui terremoti che segnarono profondamente il destino della città. Il più devastante, avvenuto nel 1962, obbligò gran parte della popolazione residente a evacuare la città per fondare la vicina Apice Nuova. Iniziò in quel periodo il lungo declino del sobborgo che culminò con l’abbandono totale in seguito al sisma del 1980. Da allora il borgo, a causa delle continue frane, è stato completamente abbandonato e interdetto al pubblico, sebbene alcuni visitatori più temerari si addentrino tra le macerie delle case abbandonate nelle quali la storia sembra essersi fermata nell’istante esatto in cui le tremende scosse colpirono il paese, segnando profondamente la vita dei suoi abitanti. Nel 2016 è stato ultimato un primo progetto di riqualificazione dell’area che ha riconsegnato al Castello dell’Ettore lo splendore di un tempo. Apice Vecchia è entrata inoltre a far parte della campagna I luoghi del cuore del Fai e si spera che nel breve futuro avvenga il recupero integrale della città.

https://www.instagram.com/p/B_QHxkljC7h/?igshid=1qu2jop1h8af0

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Tags: Cerreto SannitaCusano MutriMontesarchioSannioSant'Agata dei Goti
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