Aveva 96 anni Rossana Rossanda, la giornalista, scrittrice e intellettuale comunista morta questa notte nella sua abitazione di Roma. La notizia del decesso è stata data dal sito de Il Manifesto, il giornale che aveva fondato il 23 giugno del 1969 insieme ad altri “compagni” ribelli. Dirigente di lungo corso del Pci, nel 1969 venne radiata perché esponente di quella frangia critica del partito. L’espulsione, conseguenza della polemica dei dissidenti nei confronti del socialismo reale dell’Unione Sovietica e dei paesi del Blocco Orientale, creò le condizioni per la nascita di un nuovo organo di informazione. Insieme agli altri “ingraiani” Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri contribuì all’uscita nelle edicole de Il Manifesto, che in occasione delle elezioni politiche del 1972 divenne un partito, ottenendo, però, solo lo 0,8% dei voti.
Rossana Rossanda era atea e si è sempre contraddistinta per il suo spirito libero e per il suo spiccato senso critico. Dopo essere stata direttrice del giornale fin dalla sua stessa fondazione, decise di lasciare per alcuni anni la politica attiva, per dedicarsi principalmente al giornalismo e alla letteratura, senza però abbandonare il dibattito politico e la riflessione sui movimenti operaio e femminista italiani. Il 26 novembre del 2012 lasciò poi definitivamente Il Manifesto a causa di un forte screzio con il gruppo redazionale.


