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Home Economia

Reddito di cittadinanza, primi 18 mesi in chiaroscuro: per l’Anpal bene i navigator, ma solo 196mila beneficiari hanno trovato lavoro

Al bilancio positivo dell’Agenzia Nazionale sulle Politiche Attive del Lavoro si oppone quello più problematico della Corte dei conti, che sottolinea come lo strumento di sostegno sia stato utile nel contrasto alla povertà ma insoddisfacente sulle politiche contro la disoccupazione

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
20 Settembre 2020
in Economia
Anpal

S’avvicina un’importante scadenza per i primi percettori del Reddito di cittadinanza. Per chi ha ricevuto l’accredito ad aprile 2019, infatti, i diciotto mesi della durata del sussidio termineranno proprio a fine settembre. Come ogni mese, tra il 27 e il 28 costoro riceveranno l’importo spettante, ma sarà l’ultimo. Chi ritiene, però, di possedere ancora i requisiti per beneficiare di questa misura di sostegno può presentare una nuova domanda. Lo potrà fare a partire dall’inizio di ottobre, per ricevere la prima mensilità a fine novembre. Ci sarà, quindi, un mese di stop al sussidio, corrispondente al tempo per i controlli e le verifiche da parte dell’Inps. Le procedure per la seconda domanda non dovrebbero variare di molto rispetto alla prima. Il sostegno al reddito fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle giunge, dunque, al suo primo “tagliando”. Così, un bilancio di questi diciotto mesi appare doveroso, tenendo comunque conto del lungo periodo di lockdown per il Covid-19, che ha sicuramente condizionato il percorso. A mettere “in campo strumenti a supporto dei beneficiari di Reddito di cittadinanza, affinché essi possano godere del diritto al lavoro e alla formazione professionale”, così come scritto sul sito ufficiale, è l’Anpal, cioè l’Agenzia Nazionale sulle Politiche Attive del Lavoro, che entra in gioco attraverso il rafforzamento dei Centri per l’impiego e la creazione della figura dei navigator.

Il primo settembre l’Anpal emette un comunicato stampa, nel quale spiega che sono circa due milioni e duecentomila i beneficiari del Reddito di cittadinanza. Di questi “sono solo 1.048.610 le persone tenute a recarsi al Centro per l’impiego e alla sottoscrizione di un Patto per il lavoro”. Quasi un milione e centomila soggetti percettori del Rdc, invece, “non sono in grado di lavorare” e, sempre secondo quanto riferito dall’Anpal, sono stati inviati “direttamente ai servizi sociali dei Comuni, per la sottoscrizione del Patto per l’inclusione sociale”. “L’attività dei navigator – prosegue il comunicato – è rivolta fondamentalmente solo alla platea tenuta al Patto per il lavoro, cioè 1.048.610 beneficiari. In particolare, i navigator sono chiamati a fornire assistenza tecnica nella convocazione, nell’analisi degli esoneri, per la sottoscrizione del Patto per il lavoro e l’accompagnamento al lavoro”. In tutto il comunicato è evidenziato il lavoro svolto dai navigator, che dal “primo settembre 2019 al 31 luglio 2020 hanno partecipato, con gli operatori dei Centri per l’impiego, alle convocazioni e ai colloqui per 775.282 beneficiari di Rdc” e sempre “con gli operatori dei Cpi, alla ‘presa in carico’ di 388.357 beneficiari del Rdc, con la sottoscrizione del Patto per il lavoro”. Inoltre, stanno “svolgendo le convocazioni e i colloqui per la presa in carico dei rimanenti 273.328 beneficiari” e hanno “seguito 144.424 piani personalizzati di accompagnamento al lavoro”. Tutto questo lavoro, sempre secondo quanto specificato dall’Anpal, ha portato alla seguente conclusione: “Ad oggi le attività complessive del Rdc hanno contribuito a far sì che 196.046 beneficiari abbiano sottoscritto un rapporto di lavoro”.

“Di fronte a questi numeri non si può negare – ha dichiarato in maniera piuttosto enfatica Mimmo Parisi, presidente dell’Anpal – che il Reddito di cittadinanza abbia avuto un impatto positivo, anche grazie all’intervento diretto dei navigator”. L’entusiasmo di Parisi va a sbattere, però, contro alcune criticità emerse nei mesi scorsi e ben evidenziate nel Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti. I magistrati contabili, pur ammettendo che il Reddito di cittadinanza “si conferma in grado di fornire un buon contributo al contrasto della povertà assoluta”, non possono fare a meno di sottolineare che “per quel che riguarda il secondo pilastro del Rdc, quello finalizzato a promuovere politiche attive per il lavoro, i risultati appaiono al momento largamente insoddisfacenti”. Già nel medesimo rapporto del 2019, la Corte dei conti aveva manifestato alcune perplessità, rimarcando che il Rdc “configurandosi come strumento che intende rispondere sia a esigenze di lotta alla povertà sia a esigenze di stimolo dell’occupazione (politiche attive per il lavoro) porta in sé il teorico rischio di confondere obiettivi che rispondono a logiche diverse e richiedono approcci diversi” e che appare, quindi, determinante la “distinzione dei due percorsi”. La Corte punta il dito, quindi, su uno tra i motivi fondamentali che avrebbe causato tale discrasia: “Non sembra riscontrarsi una maggiore vivacità complessiva dell’attività dei Centri per l’impiego e una crescita del loro ruolo nell’ambito delle azioni che si mettono in campo per la ricerca del lavoro”. A ciò si aggiunge un fatto tutto italiano, cioè che “nella ricerca del lavoro continuano ad avere un ruolo predominante, in Italia, i canali informali (costituiti da parenti, amici e conoscenti)”. Se non è una presa d’atto ufficiale della raccomandazione come mezzo principale per ottenere un lavoro, poco ci manca.

Bisogna, dunque, investire sul rilancio dei Centri per l’impiego, un obiettivo complesso che richiederà tempi lunghi. I tanti esaltati navigator, pur armati di buona volontà (a poco è servito fare telefonate o aiutare a compilare moduli per creare posti di lavoro), sicuramente non bastano a risolvere il problema. Anche perché i tremila giovani laureati, assunti da Anpal Servizi dopo un concorso con contratto di collaborazione coordinata e continuativa in scadenza ad aprile 2021, con stipendio di 1.700 euro al mese più spese di trasferta per 300 euro, rischiano di continuare a pagare lo scotto dell’inesperienza (un film già visto nella prima fase della distribuzione del Reddito di cittadinanza e in piena emergenza da Covid-19) oppure di passare a loro volta dall’altra parte della barricata.

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