È stato assolto in secondo grado “per non aver commesso il fatto” Nicola Cosentino. La Corte d’Appello di Napoli, nell’ambito del processo denominato Il principe e la scheda ballerina, ha infatti fatto cadere le accuse di tentato impiego di capitali illeciti con l’aggravante mafiosa che avevano portato a una condanna a cinque anni e mezzo di carcere in primo grado per l’ex sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore di Forza Italia per la Campania, emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il procedimento nasce dalle indagini sulla costruzione, mai avvenuta, di un centro commerciale tra Casal di Principe e la vicina Villa di Briano, in provincia di Caserta, la cui realizzazione sarebbe stata promossa dal clan dei Casalesi. Quella arrivata oggi è la seconda assoluzione in appello per Nicola Cosentino, già sollevato dalle accuse formulate nell’ambito di un processo riguardante la società di famiglia, attiva nel settore dei carburanti.

Lo scorso giugno, l’annullamento di una misura cautelare aveva riguardato altri due esponenti campani di Forza Italia, Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo, ai quali in seguito ai provvedimenti emanati dai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli erano state annullate le misure cautelari degli arresti domiciliari, dopo che gli esponenti politici erano finiti nel mirino degli investigatori per l’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, la quale aveva scoperto un probabile giro di corruzione e di tangenti sulla riqualificazione dell’ex area Cirio di Castellammare di Stabia. Cesaro e Pentangelo sarebbero coinvolti nelle indagini che vedono imputate diciassette persone tra imprenditori, politici e amministratori locali, accusati di aver compiuto diversi reati di natura corruttiva che vanno dal traffico di influenze, all’ubuso d’ufficio. Gli illeciti si sarebbero consumati per accaparrarsi, secondo gli inquirenti, gli appalti milionari che avrebbero dovuto riqualificare il grosso stabilimento industriale abbandonato, situato nella città stabiese. Per i giudici del riesame, tuttavia, le intercettazioni che avrebbero incastrato i due parlamentari forzisti, sarebbero state antecedenti rispetto alle ipotesi di reato contestate dai magistrati della Procura di Torre Annunziata. Di conseguenza, secondo quanto previsto dalla legge Cavallo che regola le intercettazioni a strascico, per i due imputati era stata annullata la richiesta di custodia cautelare.

