Ci si avvia a chiudere un cerchio, diritti verso la definizione ultima di una parabola politica iniziata negli anni ’90 e che rischia di trovare il suo peggiore epilogo proprio ai giorni nostri. Teatro del melodramma degli eredi sparsi del centrosinistra è la città di Aversa, dove il maggiore partito della coalizione, quel Partito democratico di lontana derivazione comunista, continua a vivere in pieno tafazzismo.
Il neologismo deriva dal personaggio di Tafazzi, ideato da Carlo Turati, umorista e autore di televisione. L’interprete di Tafazzi è Giacomo Poretti del famosissimo trio Aldo, Giovanni e Giacomo, il quale dà vita a un personaggio caratterizzato da un innato masochismo, che lo porta ad autoflagellarsi con una bottiglia di plastica nelle parti intime. Il trio definisce Tafazzi come privo di comicità e pieno di insulsaggine, anche se da tanta inutilità è nato addirittura un modo di comportarsi e di pensare, il tafazzismo appunto, ovvero quello stile di vita che fa del masochismo il fulcro del suo esistere.
La storia politica dei democratici aversani è vecchia in tal senso e trova le sue radici nel post Tangentopoli, quando, probabilmente per un incidente di percorso, data la notoria simpatia per il centrodestra da parte della borghesia “illuminata” di Aversa, a vincere le elezioni fu un esponente dell’ex Pci, l’avvocato Lello Ferrara, che sembrava spinto, dopo una iniziale fase amministrativa convincente per tutti, verso importanti traguardi politici.
Nel momento in cui il centrosinistra sembrava avere in mano non solo la città di Aversa, ma l’intero territorio dell’Agro, ecco che il tafazzismo ha cominciato a fare capolino. Le lotte intestine nel Pds-Ds di quegli anni tra le varie correnti, che oltre a Ferrara vedevano protagonisti in città i parlamentari Mario Gatto e Lorenzo Diana, portarono alla distruzione di un patrimonio politico importante, finito in una bolla di sapone ed ereditato per oltre quindici anni dal centrodestra cittadino.
In questo lungo periodo, ciò che rimaneva delle forze politiche del centrosinistra ha continuato nell’opera masochista e autodistruttiva, anche nella conveniente posizione di minoranza. Sono cambiati gli interpreti nel corso degli anni, ma il risultato è stato lo stesso. Alla contrapposizione Ferrara da un lato e Gatto e Diana dall’altro, si è sostituito il confronto serrato tra Stefano Graziano e Nicola Caputo, nuova classe dirigente del Partito democratico, una prova di forza interna che ha portato solamente a nuove sconfitte, fino alle ultime elezioni comunali, dove l’exploit di Alfonso Golia sembrava aver ridato entusiasmo a una coalizione.
Sono bastati pochi mesi e nel Pd si è ripresentato l’atteggiamento del personaggio Tafazzi. Nonostante Caputo sia emigrato tra le braccia di Matteo Renzi, la situazione non è migliorata, anche perché Gennaro Oliviero sembra averne preso degnamente il posto. Ecco che il masochismo ha preso nuovamente il sopravvento, rendendo difficile la vita del primo cittadino.