Lsu di Grumo Nevano ancora sul piede di guerra. I lavoratori socialmente utili continuano ad incrociare le braccia, dopo la decisione del commissario prefettizio Anna Manganelli di ridurre l’orario di lavoro e, di conseguenza, lo stipendio.
La protesta è partita subito dopo la comunicazione del 28 gennaio, in cui il segretario comunale invitava i responsabili dei settori dei vari uffici comunali “ad organizzare l’utilizzo a far data dal 1° febbraio” degli Lsu “su 20 ore settimanali, corrispondenti a quelle coperte dall’Inps”. In pratica, il commissario prefettizio ha tagliato orario e integrazione dello stipendio corrisposti dal Comune, mettendo in difficoltà 36 famiglie e un’intera macchina amministrativa.
A nulla è valsa anche la lettera del 30 gennaio, firmata dagli stessi responsabili degli uffici e inviata al segretario comunale e al commissario, dove si afferma che “l’impiego degli Lsu per le sole 20 ore del ‘sussidio’ a carico del Fondo per l’Occupazione, determinerà un aggravio insostenibile dei carichi di lavoro, sia per il lavoro istruttorio interno sia per i servizi al pubblico e, pertanto, molti servizi saranno tagliati o fortemente ridimensionati”.
Tra i servizi e gli uffici che subiranno la scure del taglio del personale, lo scuolabus per gli studenti disabili, l’ufficio anagrafe, gli uffici ragioneria e tributi, già sottodimensionati, il comando dei vigili urbani, in difficoltà “per i servizi front-office e data-entry per le contravvenzioni”.
Un quadro reso ancora più disperato dai dati del personale presente negli uffici comunali, composto da 84 unità, suddivisi esattamente al 50% fra dipendenti e Lsu. Dei 42 lavoratori socialmente utili, in 36 percepivano l’integrazione salariale, consentendo “di garantire, anche se con enormi difficoltà, il regolare funzionamento degli uffici e dei servizi del Comune”.