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Home Società

Editoriale / Post Covid, l’umanità peggiorata di fronte al nuovo anno zero

Le conseguenze del Coronavirus peseranno a lungo e il mondo in cui ci ritroveremo proiettati avrà poco a che fare con quello a cui eravamo abituati

Ignazio Riccio di Ignazio Riccio
15 Novembre 2020
in Società

L’unica certezza è che un giorno, forse neppure tanto lontano, la pandemia da Covid-19 svanirà nel nulla, facendo perdere le proprie tracce e rimanendo indelebile solo nei ricordi di chi l’ha vissuta. Di cosa ci attende dopo la fine della grave emergenza sanitaria ed economica, però, si parla poco, evidentemente perché si è troppo presi, in tutto il mondo, dalla drammatica condizione sociale di oggi, ma anche perché nessuno ha la palla di cristallo per immaginare il futuro. Su alcune considerazioni, in ogni caso, credo sia possibile azzardare delle previsioni. È ormai chiaro che il post pandemia consegnerà al pianeta un’umanità peggiorata. La prova del nove non sembra essere stata superata, anzi, il Coronavirus è come se avesse smosso uno stagno putrido, liberando nell’aria un olezzo maleodorante fino a quel momento ben nascosto.

Gli attori principali dell’attuale scena mondiale, i governanti e i cittadini, saranno ricordati e giudicati nei libri di storia dei prossimi decenni, di questo ne sono convinto, in maniera negativa. E non parlo solo di ciò che riguarda le scelte sociali ed economiche adottate, ma in particolare per l’atteggiamento assunto da donne e uomini di fronte a un’emergenza profonda, che ha investito ogni angolo della Terra. Si poteva pensare che a prevalere sarebbe stato uno spirito comunitario e di fratellanza, in parte etico e in parte religioso, un’unione d’intenti forte, con l’obiettivo di superare un momento di grave difficoltà collettiva.

A primeggiare, invece, sono state le divisioni, l’egoismo e, soprattutto, l’ignoranza. Esseri umani, di qualsiasi livello sociale e con qualsiasi incarico di responsabilità, si sono scontrati e continuano a scontrarsi, senza mostrare un minimo di solidarietà. Ritornando alla metafora dello stagno, tutto il peggio dell’umanità, celato dalla routine di un mondo assuefatto a equilibri consolidati, è venuto fuori in modo prepotente. Il Covid-19 è stato il sasso che ha smosso la palude, facendo emergere tutte le brutture sopite nel tran tran quotidiano. Gli esempi sono tanti, in ogni luogo del mondo, ma restando a casa nostra credo che non si potranno mai dimenticare i litigi dei politici campani e nazionali, solo per il loro posizionamento elettorale, né le volgari reprimende, amplificate dai social network finiti fuori controllo, tra negazionisti, complottisti e persone terrorizzate dal virus. Rimarranno impresse anche le orribili scene delle folle ottuse riversate per strada e nei supermercati la sera prima del lockdown, come se non ci fosse più un domani da vivere.

La pandemia ci ha cambiati per sempre, individualmente e socialmente. La consapevolezza della malattia, la paura del contagio, le limitazioni estreme delle libertà personali, la solitudine hanno sostituito una vita agiata e spensierata nel migliore dei casi, una vita con angosce nemmeno paragonabili a quelle attuali nel peggiore. E se questo è quello che stiamo vivendo ora, quando tutto sarà finito sarà difficile ritornare indietro. Le conseguenze del Coronavirus peseranno a lungo e il mondo in cui ci ritroveremo proiettati avrà poco a che fare con quello a cui eravamo abituati. Probabilmente ripartiremo da una sorta di anno zero, con il Covid-19 a fare da frangiflutti delle nostre esistenze.

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