Giorni fa, attraverso l’agenzia di stampa Ansa, aveva lanciato un grido di dolore, ripreso poi dalla trasmissione televisiva L’aria che tira suLa7. Ora, ritorna sull’argomento del business delle ambulanze. Paolo Monorchio, presidente della Croce rossa di Napoli, oltre a denunciare pubblicamente “l’indegno mercimonio sulla pelle degli ammalati e dei loro familiari”, nell’intervista che ha rilasciato a Il Crivello punta il dito su una “mentalità che rappresenta un sottobosco criminale”.
Ha avuto qualche riscontro, dottor Monorchio, in merito alle sue denunce sui media riguardanti il business delle ambulanze private? “Sì certo, ho avuto contatti con la Questura e ho riscontrato un’ampia disponibilità nell’affrontare il problema e trovare le soluzioni necessarie per troncare questa pratica indecente. Non avevo dubbi sulla disponibilità delle forze dell’ordine a debellare un problema antico, ma che oggi è amplificato dall’emergenza Covid. Per fare un esempio concreto, fra le diverse segnalazioni che abbiamo avuto, c’è quella di chi ha fatto pochi chilometri dall’ospedale a casa, dopo essere stato dimesso, e ha pagato oltre 500 euro. Ciò che è successo non è un caso isolato: come Croce rossa abbiamo, quindi, ritenuto opportuno denunciarlo pubblicamente, perché oltre all’emergenza sanitaria c’è anche quella sociale e pagare cifre del genere significa colpire ancora di più una famiglia che già si trova in difficoltà”.
I vostri operatori hanno subito anche minacce? “In questi giorni no, ma in passato, davanti ad alcuni ospedali, ci sono state ‘raccomandazioni’, diciamo così, del tipo ‘qua stiamo noi, adesso andate via’. Questo tipo di incontri non ci sono stati durante il Covid, anche perché le ambulanze private non possono sostare davanti agli ospedali e, dunque, non abbiamo avuto incroci con loro. Naturalmente, sulle nostre ambulanze ci sono giovani professionisti volontari, che hanno riferito di queste ‘raccomandazioni’, a suo tempo fatte presenti anche alle autorità. È chiaro, però, che non ci mettiamo a competere con questi personaggi”.
Crede che dietro questi atteggiamenti ci sia la mano della criminalità? “Guardi, io non credo che la criminalità organizzata gestisca direttamente le ambulanze private, ma credo che sia presente una mentalità di quel tipo. Lucrare sulla malattia e sulla disperazione della gente, farlo con quell’atteggiamento che abbiamo visto in alcuni filmati o che ci hanno raccontato è tipico di una mentalità che rappresenta un sottobosco criminale”.
Non crede che queste situazioni si vengono a creare, in parte, anche per una carenza della sanità pubblica? “Chiaramente c’è un sovraccarico di lavoro, non solo a Napoli ma in tutte le regioni, e una maggiore richiesta, quindi, di mezzi per il trasporto dei pazienti. In questa situazione, è preferibile che ci sia una quantità maggiore, ma questi personaggi ci sono sempre stati e fanno questo tipo di attività indipendentemente dal numero delle ambulanze presenti”.
Anche per quanto riguarda l’ossigeno, si può parlare di un business sulla pelle dei malati? “Come abbiamo già detto, quando c’è un’emergenza esiste sempre qualcuno che ci specula. Lo si fa con le ambulanze e anche, purtroppo, con l’ossigeno. Molte persone ne fanno richiesta, non si trova in farmacia o non vengono restituiti i vuoti, e quindi si creano questi mercati paralleli, anche online. Lo abbiamo detto più volte ai cittadini: evitate di acquistare ossigeno da estranei perché l’ossigeno è un farmaco e va preso attraverso le farmacie. In questo caso, il problema non è solo il prezzo, che sicuramente è aumentato, ma è la mancanza di sicurezza, perché l’ossigeno è un salvavita: non sappiamo la provenienza delle bombole, se sono sanificate e se gestite in maniera corretta. Quindi, ne va della sicurezza dei pazienti”.
Purtroppo ogni giorno, tra le vittime del Covid, ci sono anche medici o infermieri. Cosa pensa quando ascolta gente come i negazionisti e poi ci sono suoi colleghi che perdono la vita? “Vorrei ricordare che solo ieri a Napoli sono morti otto medici, tra cui tre di base e un collega ortopedico, per non parlare dei positivi al virus che vanno in quarantena. Il personale sanitario è tra i più colpiti fra coloro che affrontano l’emergenza, pagano un prezzo elevatissimo. Anche per rispetto verso i morti, queste persone dovrebbero evitare di negare l’esistenza del virus: il negazionismo è da persone irresponsabili”.
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