Il giorno dopo il consiglio comunale che ha sancito la conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa targata Alfonso Golia, ad Aversa c’è chi si è svegliato sereno nonostante l’epilogo, chi ottimista per come potrebbero evolversi le cose (leggi prossime elezioni), chi arrabbiato fino a minacciare l’addio al partito e chi si è chiuso in un enigmatico no comment. Rinfrancato “dall’affetto che in queste ore la città mi sta facendo sentire”, il sindaco si dice sicuro “di aver sempre operato mettendo avanti l’interesse della città a quello della parte politica e su questo siamo stati puniti. Ma di fronte alla richiesta – prosegue Golia – di tagliare teste (l’assessore al bilancio Francesca Sagliocco e la dirigente Gemma Accardo da parte dei ‘dissidenti’ della maggioranza, ndr) non ho fatto nessun calcolo, perché nessun patto è possibile con chi propone ricatti politici. Credo sia chiaro a tutti, quindi, che sia emersa con forza una diversa visione di intendere l’impegno amministrativo e politico. Noi abbiamo gettato le basi per far uscire la città dal guado e scoperchiato questioni che nessuno potrà più ignorare in futuro. Amministrativamente abbiamo fatto tanto in condizioni finanziarie difficili. Non sempre il lavoro è arrivato alla cittadinanza, ma nessuno potrà ignorare i semi da noi gettati per il rilancio e il risanamento della città”. Golia poi conferma l’intenzione di ricandidarsi, facendo capire quali saranno i suoi principali alleati. “Noi ci saremo per continuare il processo iniziato l’anno scorso con le associazioni e la società civile, la strada che seguirà il Partito democratico non la decido io e non mi compete”; come a dire “io vado avanti per la mia strada, in ogni caso“.
Chiamati in causa più di una volta dal sindaco, fra i “dissidenti” c’è pochissima voglia di parlare. Eugenia D’Angelo, consigliera del Pd che con i compagni di partito Paolo Santulli e Maurizio Danzi ha votato contro l’assestamento di bilancio, afferma solo che quella di ieri “è stata una decisione molto difficile, ma non me la sentivo di fare diversamente e ora ho bisogno di staccare la spina per un paio di giorni”. Non parla neanche il presidente del consiglio comunale Carmine Palmiero che, pur astenendosi per il suo ruolo super partes, è da sempre vicino ai “dissidenti” e ne ha condiviso le scelte. Chi, invece, affonda il coltello nella piaga è Alfonso Oliva, che dai banchi dell’opposizione ha assistito a un “consiglio comunale divertente”, ma subito dopo la battuta torna serio nell’attaccare l’amministrazione Golia “mandata a casa dalla sua maggioranza. La minoranza – afferma l’esponente di Fratelli d’Italia – con tutti e nove i suoi componenti ha mantenuto fede al mandato degli elettori. Abbiamo votato, quindi, contro l’assestamento di bilancio, ma sono stati cinque della maggioranza che hanno decretato la fine della consiliatura, tre dei quali appartenenti al Pd, cioè il partito del sindaco. Lo stesso sindaco è stato sordo, non ha voluto ascoltare i messaggi arrivati già il 17 agosto scorso, quando in pieno periodo feriale ha indetto un consiglio comunale sul bilancio, approvato con soli dieci voti favorevoli. Avrebbe dovuto fare una verifica di maggioranza, ma non lo ha fatto, trascinandola in una lunga agonia”. Oliva strizza l’occhio ai moderati per le prossime elezioni, anche a quelli che hanno sostenuto Golia, distogliendo l’attenzione sulla sua probabile candidatura a sindaco. “Mi auguro l’unità del centro e del centrodestra. Bisogna ricompattarci per il bene della città e senza preclusioni verso nessuno: perché si ragiona prima sui programmi e dopo sulle persone”.


