La storia dell’arte è costellata di capolavori di inestimabile valore artistico, oggetto di ammirazione e studio, brama e collezionismo. Opere d’arte di pittura, scultura, disegno riempiono i musei e le pinacoteche con il loro impatto visivo, i loro significati nascosti, il loro valore economico. La storia dell’arte, però, così come tutte le manifestazioni concrete di attività umane di valore, non è esente da furti, alcuni effettuati per il prestigio di possedere l’opera più importante di un determinato artista, altri per gli enormi introiti economici derivanti dalle vendite. I casi di furto, tuttavia, sono bilanciati, in qualche misura, dalle restituzioni portate a termine nel corso degli anni. Per contrastare questo tipo di reati, esiste un particolare corpo dei carabinieri, il comando tutela patrimonio culturale, un reparto specializzato dell’Arma che si occupa di indagare e reprimere i reati nei confronti del patrimonio culturale.
Nel 1975, un olio su tela raffigurante putti danzanti in paesaggio arcadico venne trafugato dalla Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Il dipinto, opera del celebre pittore e incisore Giulio Carpioni (1613 – 1678), è stato finalmente restituito al prestigioso Ateneo napoletano, dopo attente attività investigative e ricerche sul territorio e su piattaforme online di mercato d’arte. Il 18 febbraio, alle ore 12, si terrà una cerimonia presso l’Accademia, che vedrà la restituzione del dipinto all’istituzione universitaria per l’alta formazione artistica. La cerimonia si comporrà della presenza del Direttore dell’Accademia di Belle Arti Giuseppe Gaeta, del soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli Luigi La Rocca e il maggiore Lorenzo Pella, comandante del nucleo carabinieri tutela del patrimonio culturale di Udine.
L’indagine condotta dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Udine si inserisce in un’operazione internazionale denominata Pandora IV, coordinata dall’Europol, l’agenzia finalizzata alla lotta al crimine nell’Unione Europea. Lo speciale reparto dell’Arma effettua quotidianamente un attento monitoraggio dei siti web che trattano compravendita di opere d’arte, operazione che ha portato a localizzare il dipinto presso un gallerista di Padova, che lo aveva acquistato in una casa d’aste a Vienna. In seguito alla scoperta, sono scattate le complesse operazioni di verifica e confronto, in cui le fotografie del dipinto sono state comparate con i dati rinvenuti sul sito. Gli approfondimenti hanno così permesso di verificare la perfetta corrispondenza tra il dipinto trovato e quello sottratto all’Accademia nel 1975.
Le due parti coinvolte nell’indagine, il gallerista di Padova e la casa d’aste viennese erano estranee ad attività illecite ed è stato accertato che gli acquisti siano stati fatti in buona fede. Dopo una successiva comparazione da parte del direttore dell’Accademia, verificata tramite l’analogia tra i timbri e le etichette di catalogazione sul retro dell’opera, il bene è stato riconosciuto patrimonio dell’Istituzione universitaria. I carabinieri hanno così sequestrato l’olio su tela risalente all’epoca Barocca, del valore di 30.000 euro, tenuto in ottime condizioni di conservazione, per la conseguente restituzione al legittimo proprietario.
L’evento conferma il costante lavoro effettuato dallo speciale reparto dell’Arma, sia su piattaforme web sia sul territorio nazionale e internazionale. Dopo 45 anni, quindi, fa il suo ritorno a casa un’opera che costituiva un pezzo importante del patrimonio artistico dell’Accademia di Belle Arti. L’Istituto artistico napoletano, fondato da Carlo di Borbone nel 1752, è uno delle accademie più antiche e prestigiose d’Italia. L’intento alla base era quello di educare i giovani aspiranti artisti, obiettivo raggiunto se si tiene conto del fatto che l’Accademia è diventata luogo fondamentale di studio delle arti.