Il Covid-19 continua a mietere vittime e, questa volta, ci ha lasciato orfani di Graziella Di Gasparro. Dopo settimane di lotta contro il virus, la pasionaria di Conca della Campania se n’è andata a 87 anni. Una vita, la sua, spesa costantemente nel faticoso tanto quanto fondamentale lavoro di testimonianza della strage nazista del primo novembre del 1943, durante la quale venne trucidato il padre insieme ad altri diciotto uomini. Di Gasparro era stata l’indimenticabile protagonista del film documentario Terra bruciata! Il laboratorio italiano della ferocia nazista, diretto da Luca Gianfrancesco, realizzato in collaborazione con Anpi ed Emergency, pellicola che racconta l’Italia, le sue profonde ferite e, soprattutto, la storia delle stragi naziste in Campania. Un prezioso contributo che getta luce su una resistenza poco nota, che non è solo legata alle famose Quattro giornate di Napoli, ma anche a eventi come le insurrezioni di Riardo, nel Casertano, dove un gruppo di partigiani riuscì a cacciar via i nazisti.
Con lei se ne vanno la sua enorme umiltà e il suo impegno, una costante portata avanti affinché capitoli dolorosi ma necessari della storia italiana non finiscano nel dimenticatoio. Disabile e passionale, combattente fin da piccola, sopravvissuta anche ai bombardamenti del luglio del 1943, a soli dieci anni Graziella Di Gasparro si era ritrovata totalmente sola: una circostanza dura che tuttavia non le aveva mai fatto la forza che l’ha contraddistinta per tutta la sua vita. Un’energia che, fino all’ultimo, non si è stancata di trasmettere al prossimo: in un periodo buio e incerto come questo, la sua testimonianza di instancabile lottatrice continuerà certamente a illuminare, ancora più di prima, le nostre vite.


