La decisione di istituire la zona arancione in Campania da parte del presidente Vincenzo De Luca, che ha invalidato così la scelta del Governo di mantenere la regione in zona gialla fino al 23 dicembre, data dopo la quale sarebbe comunque scattata la zona rossa per le festività natalizie, ha esasperato gli animi dei commercianti e dei ristoratori partenopei i quali, in preda alla rabbia e alla disperazione, sono scesi in piazza a Napoli nel tardo pomeriggio per protestare.
In queste ore, infatti, sono in corso alcuni sit-in e blocchi stradali in particolar modo nella zona di piazza Vittoria e sul lungomare del capoluogo partenopeo, all’altezza di via Caracciolo: commercianti, ristoratori, chef, pizzaioli, baristi, camerieri, cuochi, lavapiatti si sono uniti in corteo e hanno sfilato contro le ulteriori restrizioni previste dall’ordinanza regionale numero 98 emanata quest’oggi. La manifestazione è sfociata in vere e proprie barricate messe su da almeno un centinaio di lavoratori del settore della ristorazione, i quali hanno bloccato il traffico mandando letteralmente in tilt la viabilità cittadina. I dimostranti fanno inoltre sapere che non si sposteranno di un millimetro finché il governatore campano non ritirerà i provvedimenti emanati oggi, riallineandosi così alle direttive del Governo e del ministero della Salute. Sul posto sono giunti i rinforzi delle forze dell’ordine per evitare che la situazione possa degenerare, mentre i manifestanti chiedono un incontro urgente con il Prefetto di Napoli, Marco Valentini.
L’esasperazione e la rabbia dei commercianti partenopei di fronte al balletto delle ordinanze andato in scena nelle ultime ore è comprensibile, poiché questa situazione non fa che creare ulteriore confusione e incertezza tra gli operatori dei diversi settori commerciali, già messi a dura prova dalla crisi economica e dalle restrizioni adottate per fermare l’epidemia. Molti commercianti del settore alimentare e della ristorazione sono, infatti, preoccupati del fatto che non potranno più vendere i prodotti di cui si erano riforniti per effettuare la vendita regolare fino ai giorni che dovevano precedere l’istituzione della zona rossa. Si tratta perlopiù di cibo comprato e già pagato ai fornitori e che adesso non potrà più essere venduto al dettaglio, col rischio che finisca al macero.
Sul piede di guerra è scesa in queste ore la Confesercenti: l’associazione di categoria che tutela i commercianti napoletani e campani ha, infatti, criticato aspramente la decisione assunta dal governatore campano arrivata in giornata senza alcun preavviso, impedendo così agli operatori di potersi organizzare in tempo per le vendite. Molto critica sulle decisioni assunte dal governo regionale anche la Confcommercio, che si è dichiarata molto preoccupata per le gravi ripercussioni economiche che si avranno durante le festività natalizie soprattutto nel settore dell’industria alimentare. La confederazione generale delle imprese ha altresì chiesto l’intervento immediato del Prefetto affinché uniformi la situazione della Campania al resto d’Italia.