Il costo sociale della pandemia si abbatte prevalentemente sul mondo femminile e sui giovani: i dati che emergono dal report sull’occupazione inerente al mese di dicembre e pubblicati dall’Istat sono a dir poco agghiaccianti. Nello specifico, su 101.000 unità lavorative perse a dicembre 2020, ben 99.000 sono donne, il che sta a dimostrare come l’universo femminile sia quello maggiormente colpito dalla crisi economica e sociale. Il cosiddetto gender gap, infatti, è sempre più marcato nel nostro Paese e colpisce specialmente le donne occupate in quei settori in cui fanno sentire di più il loro peso la precarietà e l’assenza di tutele e di diritti sul lavoro. Le donne, dunque, continuano a essere vittime di enormi ingiustizie sociali e di intollerabili disparità di genere anche sul luogo di lavoro.
Il report pubblicato dall’Istat analizza in termini numerici il costo della crisi pandemica anche nel lungo periodo: nell’arco dello scorso anno sono state ben 440.000 le persone che hanno perso il posto di lavoro: 132.000 uomini e 312.000 donne. Di queste ultime, il calo minore si registra nel Mezzogiorno che perde 59.000 unità, mentre risultano in controtendenza Campania e Puglia, dove le donne impiegate a lavoro aumentano rispettivamente di 9.000 e di 5.000 unità, sebbene i numeri di partenza siano comunque più bassi rispetto alle regioni del resto del Paese. Secondo i dati nazionali, in ogni caso, una lavoratrice donna corre il rischio di essere licenziata in maniera triplicata rispetto a un suo collega uomo. Sempre stando ai dati dell’Istat le maggiori perdite di forza lavoro si sono registrate tra i lavoratori dipendenti (209.000 unità in meno) e tra quelli autonomi (diminuiti di 79.000 unità). La disoccupazione invece risale al 9 per cento: a preoccupare è soprattutto il dato riguardante la disoccupazione giovanile salita al 29,7 per cento. Oltre alle donne, i giovani sono dunque i soggetti maggiormente colpiti dalla crisi. In crescita anche il numero di inattivi, il quale fa registrare nell’ultimo anno un aumento di 482.000 unità rispetto al 2019. Anche in questo caso i soggetti più svantaggiati restano i giovani e le donne.


