Ancora polemiche fra i cosiddetti dei “dissidenti” e l’Amministrazione comunale di Aversa. A innescare la miccia è la consigliera comunale del Partito democratico Eugenia D’Angelo, che torna nuovamente all’attacco sul bilancio e sull’intera azione di governo cittadino della giunta Golia. D’Angelo prende spunto da una nota dell’assessore al Contenzioso Mario De Michele in cui veniva espressa soddisfazione per una sentenza del Tribunale di Napoli Nord che ha respinto il ricorso di un condominio contro l’ingiunzione di pagamento dei canoni idrici. Nel rallegrarsi della “evidente e tangibile azione di risanamento del bilancio comunale”, De Michele chiosava prendendosela con coloro che “ritenevano di dover stralciare, e quindi di fatto condonare, le somme vantate e non pagate”.
Sentendosi chiamati in causa, D’Angelo ha risposto a nome di tutto il gruppo dei “dissidenti” partendo da una premessa: “Noi siamo felici – esordisce la consigliera comunale – che il Comune di Aversa finalmente riscuota crediti mai riscossi prima per manifesta incapacità di direzione e di gestione della macchina amministrativa da parte di chi è preposto a tale compito. Ma – e qui risponde direttamente a De Michele – non possiamo tacere sull’affermazione secondo la quale qualcuno avrebbe chiesto di stralciare, e quindi di fatto condonare, le somme vantate e non pagate. Questa è una menzogna”. A sostegno della sua tesi ed entrando ancora di più nel merito, D’Angelo riporta, quindi, il discorso sul bilancio. “Abbiamo sostenuto che, ai fini di una effettiva trasparenza contabile, i crediti ritenuti di difficile esigibilità e comunque quelli più vecchi di 3/5 anni, fossero spostati dai conti della Gestione di Competenza ai conti delle Immobilizzazioni o dell’Attivo circolante (a seconda della data del credito) dello Stato Patrimoniale del bilancio comunale. Poi, azionate le azioni di sollecito e ingiunzione anche coattiva, alla loro riscossione – prosegue – il credito incassato sarebbe stato stralciato dallo stato patrimoniale e sarebbe stato inserito tra le entrate di cassa, rendendo le somme effettivamente incassate disponibili per la gestione della spesa corrente. In particolare riteniamo che questa prudenza contabile fosse ineludibile per l’enorme entità dei nostri crediti idrici”.


