Quando, nel gennaio del 2020, misi piede per la prima volta nella redazione di questo giornale, il mondo era un posto diverso da quello in cui viviamo oggi. Eravamo tutti sull’orlo di un dramma di inaspettate proporzioni, che avrebbe condizionato le nostre vite a tal punto che, a distanza di un anno, quella normalità perduta appare innaturalmente distante, quasi impalpabile. Pur essendo ancora nel bel mezzo della tempesta, posso affermare che sia per me un privilegio attraversare questo periodo burrascoso lavorando per Il Crivello, raccontando gli eventi e le criticità della mia terra dalle pagine di una testata avulsa al sensazionalismo, alla superficialità e alla ricerca ossessiva di click facili. Essere circondato da professionisti di prim’ordine mi ha dato la possibilità di apprendere molte cose e, tra tutte, desidero condividere con voi lettori un singolo assunto, per me fondamentale: serietà, onestà e rigore sono, in questo lavoro, gli unici veri sinonimi di libertà.
Questo è il modo di fare informazione che ho in mente e, assumendo l’incarico di direttore pro tempore, voglio prima di ogni altra cosa affermare che Il Crivello resterà fedele al suo spirito, perché è proprio tale idea di giornalismo che, ogni giorno, rinnova in me l’amore profondo per questo lavoro. Vedere andar via a poca distanza l’una dall’altra, per un puro caso, due grandi firme come il direttore uscente Ignazio Riccio e il vicedirettore Diego Del Pozzo, non è una perdita che si possa prendere alla leggera. A entrambi, amici e colleghi stimati, va il mio sentito ringraziamento e l’augurio più sincero per il loro futuro. In maniera altrettanto profonda esprimo la mia gratitudine al nostro infaticabile editore, Alfonso Santoro, senza cui questo progetto non sarebbe mai stato possibile.

