L’Asl Napoli 1 taglia gli stipendi del 118 e i medici sono sul piede di guerra. In piena pandemia, la decisione dell’azienda sanitaria napoletana rischia di essere dannosa per lo svolgimento di un servizio essenziale. La sospensione dell’indennità per “lavoro usurante” e, nel contempo, il recupero di somme già liquidate hanno creato enorme malumore tra il personale medico, pronto alle dimissioni in massa, come ci conferma Manuel Ruggiero, presidente dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate: “Sì è vero – esordisce – stiamo valutando le dimissioni di massa e una vertenza legale nei confronti dell’Asl Napoli 1. Sceglieremo entrambe le strade: sono le uniche che possiamo percorrere, perché lo sciopero non lo possiamo fare, essendo noi categorie essenziali ci precetterebbero subito. Per le dimissioni è necessario un preavviso di sessanta giorni, naturalmente revocabili nel momento in cui l’Asl decidesse di tornare sui suoi passi”.
Ruggiero, quindi, spiega perché l’azienda sanitaria ha sospeso l’indennità e sta provvedendo a recuperare gli importi pagati negli anni scorsi: “Quando fu istituito il 118, nel 1999, ci venne riconosciuto un incentivo di 5,16 euro a ora affinché i medici della continuità assistenziale migrassero sul nuovo servizio. Questi 5,16 euro non sono mai stati tolti, fino a quando la Corte dei conti ha deciso che non ci spettano più. Intanto, l’Asl si è tutelata: ci sta decurtando l’importo e ci decurterà il quinto dello stipendio per gli pregresso. Ciò significa che, per alcuni colleghi, si parla di cifre che si avvicinano ai 100mila euro: una cosa molto molto grave”. Sulle difficoltà che ricadrebbero sugli utenti in caso di dimissioni di massa, il medico non ha dubbi: “Ci sarà la privatizzazione del servizio. Prenderanno medici privati, pagandoli il doppio. Durante il precedente lockdown hanno preso medici militari o provenienti da altre nazioni. Ora faranno la stessa cosa, invece di tenersi noi con un stipendio più giusto e adeguato. Sei mesi fa andava in onda lo spot ‘cerchiamo medici per l’emergenza Covid’ e adesso fanno andare via quelli che ci stanno: mi sembra un paradosso”, conclude.


