Luigi Esposito, originario di Parete, nell’Agro Aversano, si colloca nel panorama culturale contemporaneo come intellettuale a 360 gradi: compositore, artista visivo, pianista, performer e scrittore, è entrato in contatto con alcune delle maggiori personalità artistiche e musicali, in particolare con Sylvano Bussotti, oltre a Ennio Morricone e Sergio Miceli, dei quali è stato allievo mentre seguiva il Corso di perfezionamento in musica per film.
La sua attività si dispiega attraverso la varietà dei suoi impegni, che va da lavori per la scena, a composizioni per grandi organici, pezzi di musica da camera, monografie strumentali, brani di musica elettronica, fino alla creazione di partiture pittografiche.
Considerata una così originale carriera, cos’è che l’ha incoraggiata a intraprendere un percorso così particolare? Ha avuto delle figure che la sostenessero seguendo il suo percorso sin dal suo esordio?
“La mia attività musicale è iniziata verso la fine degli anni ’70 e nel tempo si è costellata di molteplici linguaggi, interagendo tra varie discipline artistiche, visive, performative, letterarie, multimediali. Ho iniziato studiando pianoforte e composizione, scrivendo musiche destinate a spettacoli teatrali, tenuti da Carlo Croccolo e da altri attori di prosa, portati in tournée sul territorio nazionale ed internazionale.
Durante gli anni di apprendistato, contemporaneamente mi occupavo di avanguardia, di musica elettronica, ma anche le altre arti mi interessavano. Determinante è stato l’incontro con Sylvano Bussotti, nel 1996: mi si è aperto un mondo nel campo della scrittura d’avanguardia, pittografica, e nel campo orchestrale, teatrale e performativo. Fondamentale è stato anche l’incontro con Riccardo Bianchini nel 1998 al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dove ho studiato musica elettronica. Poi, sempre nel 1998, c’è stato l’incontro con Ennio Morricone all’Accademia Chigiana di Siena, che ha segnato il mio interesse per la musica da film.
Infatti, nel 2013, ho ricevuto il Best Award Music al Madrid International Film Festival, con la colonna sonora di Dissent, un film di Helmut Dosantos. Dal 1996, quindi, i miei interessi si sono definitivamente orientati verso la pittografia musicale, la ricerca avanguardistica, elettronica, multimediale, la performance e la musica da film. Ma anche l’aspetto letterario rimane una presenza costante nella mia vita artistica, essendo autore di alcuni di libri, testi e numerose poesie, nonché di quasi tutti i libretti delle mie opere strumentali e teatrali”.
La sua ormai è una produzione sterminata, ma quali crede siano i lavori in cui ha espresso il massimo delle sue potenzialità, riuscendo a coniugare in maniera equilibrata ogni suo intento?
“Il mio primo pensiero verte su Il cielo cade, un brano scritto nel 2019, per orchestra sinfonica, concepito sulle vicende della Strage di Rignano sull’Arno (Eccidio degli Einstein, la strage dimenticata) avvenuta il 3 agosto del 1944, dove furono trucidate dai nazisti Cesarina Mazzetti (detta Nina), moglie di Robert Einstein (cugino di Albert), e le loro due figlie, Annamaria e Luce.
Il titolo del mio lavoro sinfonico riprende il titolo dell’omonimo libro scritto da Lorenza Mazzetti (nipote di Cesarina) la quale, appena adolescente, assieme alla sorellina Paola, ha assistito alla strage. Ho conosciuto Lorenza Mazzetti e più volte sono stato ospite nella sua dimora romana, nei pressi di Campo de’ Fiori. Voglio ricordarla perché ci ha lasciato poche settimane fa. Era fiera di questo brano. Vi sono molte altre opere dove ho potuto esprimere tutta la mia creatività, utilizzando vari linguaggi, ne cito alcune: Tetralogia della narrazione del suono; Detti Aurei, per attore e pianoforte; Orghé – trentadue sentieri dell’animo, per pianoforte; Frammenti per Kandinskij, per orchestra. Sono anche felice di aver pubblicato mie partiture con testi di Ennio Cavalli, Alberto Casiraghy e Alda Merini, la quale scelse per me tre suoi aforismi e accettò di pubblicarli assieme alle mie musiche, con la prestigiosa casa editrice PulcinoElefante”.
Quanto è importante il rapporto col suo pubblico? Qual è stato il riscontro che ha ricevuto e cosa ha comportato nella sua formazione artistica?
“Credo che il rapporto col pubblico sia fondamentale. Per me il pubblico non è solo un fruitore, ma anche un partner performativo. L’energia che mi trasmette è indescrivibile, sia quando vengono eseguite mie opere sia quando io stesso sono presente sul palcoscenico, come performer.
E questa energia, spesso, entra in comunione col fattore drammaturgico dell’azione scenica. Questo rapporto col pubblico, da alcuni anni, si riflette anche attraverso due libri, presenti negli istituti superiori d’Italia, dove sono state pubblicate mie musiche: Uno sulla Divina Commedia, che contiene un’intera mia opera sulle Malebolge di Dante (Dieci luoghi malsani, per pianoforte a quattro mani, suoni registrati e suoni elettronici – Loescher/Emmebi, 2016), un altro su I promessi sposi di Alessandro Manzoni (Suite per I promessi sposi, Istantanee sonore per nove personaggi, con una scena, per voce e strumenti, orchestra, suoni registrati e suoni elettronici – Loescher/Emmebi, 2020).
Ma anche il rapporto col pubblico delle gallerie d’arte contemporanea è affascinante, dove spesso sono invitato ad esporre mie opere visive e partiture pittografiche, in mostre personali e collettive. In questi luoghi si incontra un pubblico colto, solitamente non musicista, che ha un approccio prettamente visivo e sensitivo con l’opera d’arte, anche se si tratta di una pittografia musicale”.
Ha partecipato a numerosi spettacoli, rassegne, festival. Quali sono stati i momenti che l’hanno segnata o emozionata particolarmente e per quale motivo?
“Particolarmente emozionante è stata un’esecuzione a Tokyo, nel novembre 2005, di Frantumazioni, per flauto, clavicembalo e archi (scritta nel 2001 per denunciare il crollo del tetto della casa natale di Domenico Cimarosa ad Aversa avvenuto nel 1999). Quest’opera, nel 2012, mi ha anche permesso di ricevere il Premio Internazionale Domenico Cimarosa.
Poi ricordo con grande emozione il momento in cui ho ricevuto il primo Premio all’International Prize for Non Conventional Score Music Writing di Lucca; presidente di giuria era Daniele Lombardi, grande pianista e compositore. Anche la presentazione della mia biografia su Sylvano Bussotti (Un male incontenibile, Bietti, Milano, 2013) al Maggio Musicale Fiorentino e all’Accademia Filarmonica Romana sono stati momenti molto emozionanti ed intensi; così come la videoinstallazione delle mie Malebolge di Dante avvenuta nel 2016 a Piazza del Plebiscito a Napoli, con la presenza in scena di Lindsay Kemp (Fantastiche Liturgie della Settimana Santa; Accademia Musicale Napoletana).
Inoltre, vorrei sottolineare che l’insegnamento per me è un momento di grande scambio culturale ed emotivo. Da alcuni anni sono docente di una Master Class sulla nuova grafia e sulla pittografia musicale al Puccini International Opera Composition Course a Lucca; e da oltre un ventennio sono in giuria all’International Flute Competition Domenico Cimarosa.
Durante questi corsi e queste competizioni ho la possibilità di incontrare allievi, musicisti, compositori, flautisti, etc., che vengono da ogni parte del mondo. Trasmettere il proprio sapere e interagire con la cultura e la visione artistica di una platea così eterogenea è molto emozionante e significativo. Ma avere la fortuna di essere eseguito da grandi interpreti, i quali danno ‘voce’ alle mie pagine musicali, è impagabile, Cito alcuni nomi: Roberto Fabbriciani, Giacomo Calabrese, Stefania Toscano, Monica Benvenuti, Mario Caroli, Hidehiko Hinohara, Marino Baratello, Egle Mazzamuto, Duo Alterno, Ciro Longobardi, Gioia Fusco, Gianni Trovalusci, Hans-Jürgen Gerung, Fabio Di Lella, Luca Paoloni, Felix Renggli”.
Alla luce dell’esperienza e della carriera che ha alle spalle, cosa crede che esse abbiano determinato? Qual è stato il ruolo dell’arte nella sua vita?
“La musica che immagino è una musica a più livelli di ricezione (sensoriale, affettivo, intellettuale, che coinvolga l’occhio, l’orecchio con tutti i sensi) e questa peculiarità, che tento di trasferire nelle mie pagine, la ricerco non solo nella scrittura pittografica, che dal 1994 tratto con un’assiduità quasi giornaliera, ma in tutto ciò che produco, e qualsiasi tecnica o linguaggio utilizzi (elettronico, multimediale, di tradizione, visivo, verbale).
Quando scrivo mi sento come catapultato in un vortice senza confini. La mano viene guidata verso ogn’anfratto di suono, silenzio, parola vissuta. Pur operando con vari sistemi di scrittura, la pittografia musicale gioca un ruolo importante nella mia vita artistica e professionale (nell’ottobre del 2019 ho tenuto una conferenza pubblica al Macro a Roma su questo tema), al punto tale che il grande critico musicale Renzo Cresti, nel suo monumentale volume “Musica presente”, tendenze e compositori di oggi (ed. Lim, 2019) sui compositori nati dal 1950 ai giorni nostri, mi dedica un’ampia ed esauriente scheda critica dal titolo “Luigi Esposito e l’arte dei pittogrammi”. Alcuni miei pezzi sono catartici, liberatori, anche per gli interpreti, così come lo sono i suoi contenuti. La mia musica, quindi, nasce da un’armonia drammaturgica tra gli stili, i linguaggi e le scritture che la compongono”.
E invece per il futuro, quali sono i suoi programmi e progetti?
“Il futuro è sempre stato un punto interrogativo, nella mia vita, e spero rimanga tale. Attualmente sto lavorando ad un brano per flauti e orchestra sinfonica, destinato ad uno dei maggiori flautisti esistenti. Intanto negli Stati Uniti stanno realizzando un film su una mia opera pianistica (uscirà nel 2021), dove nel ruolo di attori sono coinvolti artisti, musicisti, scrittori, poeti, compositori, registi e performer di fama mondiale”.
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