“L’Immortale”, il film d’esordio di Marco D’Amore come regista, ha già superato di slancio i cinque milioni di euro al box office cinematografico italiano e prosegue la sua corsa senza apparenti cedimenti. Per la precisione, dal giorno dell’uscita nei cinema (giovedì 5 dicembre) a ieri (martedì 17) lo spin-off per il grande schermo di “Gomorra – La serie” – narrativamente inserito tra la quarta e la quinta stagione, della quale costituisce un prologo fondamentale grazie all’atteso ritorno in scena dell’iconico personaggio del camorrista Ciro Di Marzio interpretato dallo stesso D’Amore – ha totalizzato ben 5.170.456 euro di incasso e 762.967 spettatori, a conferma di quanto forte, ormai, sia l’appeal delle nuove narrazioni seriali contemporanee “high concept” alle quali “Gomorra” indubbiamente appartiene.
Dal punto di vista strettamente filmico, a mio avviso “L’Immortale” – che D’Amore presenta stasera al cine-teatro Ricciardi di Capua, moderato da Francesco Massarelli – è un’opera emotivamente potente, costruita con notevole consapevolezza drammaturgica e progettuale, convincente anche per quanto riguarda l’aspetto visivo e quello narrativo. Il punto di forza dell’intera operazione, che in tal senso è innovativa non soltanto nell’ambito del panorama audiovisivo italiano, però è certamente rappresentato dal modo nel quale il film prodotto da Cattleya con Vision Distribution (in collaborazione con Sky, Timvision e Beta Film) amplia in senso realmente transmediale la narrazione finora lineare e unicamente televisiva del franchise di “Gomorra”, trasformandolo in modo definitivo in un autentico “universo narrativo” dalle possibili, molteplici declinazioni crossmediali: una sorta di Gomorra Cinematic Universe, nel segno del genere crime, sul modello di ciò che fanno oggi le principali major audiovisive hollywoodiane, a partire dalla Marvel/Disney, con altri generi narrativi come quello supereroico.

