“Area chiusa, personale in isolamento”. È quanto si legge sulla porta d’ingresso della Corte d’appello del Tribunale di Napoli, dopo la scoperta che un giudice del settore penale è risultato positivo al Coronavirus. Rientrato dalla Lombardia domenica sera, lunedì il giudice si è recato al lavoro, ma non ha celebrato udienze. Questo fatto ha sicuramente limitato i contatti con le persone, ma il presidente della Corte d’appello, in via cautelativa, ha concesso al personale amministrativo della quarta e quinta sezione penale, che lunedì 2 marzo è giunto al lavoro, di assentarsi fino al 17 marzo.
Ma non è finita qui. “Tutte le attività giurisdizionali e amministrative, – riporta una nota congiunta della Corte d’appello e della Procura generale – non di somma urgenza, degli uffici giudiziari ubicati nel Palazzo di Giustizia di Napoli sono sospese nei giorni 6, 7 e 9 marzo”. In questi tre giorni verrà eseguita una nuova sanificazione in tutti gli uffici del Tribunale partenopeo, con conseguente assenza autorizzata di magistrati e personale amministrativo.
“I più stretti contatti personali – prosegue la nota – tenuti dal magistrato con altri colleghi, tutti in debita quarantena, sono sotto controllo della competente autorità sanitaria. Il personale di magistratura e amministrativo che era presente nell’ufficio al quale appartiene il magistrato e che con questi ha avuto contatti solo indiretti è stato in ogni caso, per motivi precauzionali, autorizzato dal presidente della Corte d’Appello ad assentarsi dall’ufficio fino al 17 marzo”.
Anche la commissione tributaria regionale ha sospeso la discussione di tutte le controversie fino al 18 marzo. La disposizione è arrivata dal presidente Alfredo La Montagna, subito dopo una comunicazione dell’Asl, che ha invitato un giudice tributario a collocarsi in quarantena dopo essere stato in contatto con il magistrato rientrato dalla Lombardia e risultato positivo. A tutto ciò si aggiunge lo sciopero nazionale degli avvocati. Astensione dalle udienze prevista fino al 20 marzo da parte dei legali, che ritengono insufficienti le misure sanitarie adottate nei tribunali italiani per evitare la diffusione del Coronavirus.