Primo Maggio a Napoli, in Campania e in Italia significa vertenza Whirlpool. Gli operari e le operaie della multinazionale americana, che chiuderà lo stabilimento di via Argine, sono il simbolo della lotta per il lavoro che non c’è. Per tale ragione i sindacati hanno scelto di svolgere una manifestazione congiunta presso l’impianto della zona orientale di Napoli, con un concerto iniziale del gruppo operaio ‘E Zezi di Pomigliano d’Arco. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Napoli, Nicola Ricci, Gianpiero Tipaldi e Giovanni Sgambati, insieme ai lavoratori, hanno ribadito, così come ricorda lo slogan lanciato dalle tre confederazioni per il Primo Maggio, che “L’Italia si cura con il lavoro”. La manifestazione di oggi è stata anticipata dalle proteste degli operai dei giorni scorsi per sollecitare il Governo a trovare una soluzione non pasticciata e credibile della vertenza, nata dopo che la Whirlpool non ha rispettato gli accordi siglati nell’ottobre del 2018. Dopo essersi recati presso lo stabilimento di Carinaro, ieri i lavoratori hanno occupato per alcune ore l’autostrada, a seguito dell’incontro al Mise di questa settimana in cui la multinazionale ha confermato la sua decisione di chiudere il sito. Il loro stato d’animo è ben rappresentato dalle dichiarazioni di Luigi che, durante un collegamento con il Tgcom24, ha espresso tutto il suo disappunto e la sua rabbia. “Sono 33 anni che lavoro in questa azienda – ha esordito – e non chiedo altro di poter continuare a lavorare. Non vogliamo assistenzialismo, non vogliamo la cassa Covid o la cassa integrazione, volgiamo ciò che ci spetta, cioè il lavoro. Mi sento tradito dal Governo perché non ci aiuta in questo momento difficile. Il Sud non si rilancia chiudendo una fabbrica come questa. Abbiamo prodotto un milione di lavatrici, le migliori, con zero infortuni e zero assenteismo. Vorrei capire – ha concluso – un datore di lavoro cosa pretende in più”.


