Non si fermano le proteste dei lavoratori Whirlpool dello stabilimento di via Argine a Napoli, chiuso dal 31 ottobre scorso dalla multinazionale americana. Dopo quello del 18 febbraio, ieri c’è stato un nuovo tavolo al Mise tra il Governo, i sindacati e l’azienda, che però ha registrato l’ennesima fumata nera. Ecco perché oggi 150 operai del sito partenopeo hanno messo in atto un’altra manifestazione, marciando fino a Carinaro, sede del polo ricambi della multinazionale, e deponendo davanti ai cancelli uno striscione con su scritto “Napoli non molla“, sempre presente a ogni loro corteo.
Nel corso del vertice di ieri, l’assessore alle attività produttive della Regione Campania, Antonio Marchiello, ha chiesto delucidazioni sul motivo per il quale il sito partenopeo sia il solo a subire questo trattamento, non ottenendo risposta alcuna. Fatto sta che, dopo 23 mesi di vertenza, lo scenario non è cambiato di una virgola. I sindacati invocano la ripresa delle attività, mentre la Whirlpool è irremovibile in merito alla decisione di mantenere chiuso lo stabilimento napoletano. Il tutto, nonostante la nota multinazionale americana goda di ottima salute in Italia, tanto da annunciare l’incremento dei volumi produttivi: per il 2021 si passerebbe da quattro a cinque milioni di pezzi, con conseguente saturazione di tutti i siti italiani. Sulla questione è intervenuta anche la viceministra dello Sviluppo economico Alessandra Todde, la quale ha assicurato il suo impegno, portato avanti già da diversi mesi, per trovare una soluzione che sia solida e concreta per i lavoratori napoletani.


