La guardia di finanza di Caserta e l’ufficio di Napoli 1 dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno eseguito, dalle prime ore di questa mattina, un’ordinanza di nove misure cautelari personali (di cui tre in carcere e sei agli arresti domiciliari) emessa dal Gip del Tribunale di partenopeo, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di altrettanti soggetti gravemente indiziati di far parte di un sodalizio criminale dedito alle frodi fiscali ai danni dell’erario. Contestualmente, sono in corso una serie di perquisizioni su parte del territorio nazionale.
L’adozione della misura è nata da una complessa indagine di polizia giudiziaria ed economico-finanziaria attraverso cui è stato possibile individuare e ricostruire un articolato meccanismo fraudolento grazie al quale le società inserite nel circuito dell’organizzazione erano in grado di conseguire indebitamente ingenti evasioni e risparmi di imposta. L’indagine, scaturita da una verifica sull’Iva nei confronti di una società operante nel commercio di prodotti elettronici, proseguiva mediante attività di intercettazione, telefoniche e ambientali, nel corso delle quali venivano acquisiti dati ed elementi utili tali da accertare i reati contestati. È emerso, quindi, che, da parte di alcuni professionisti e consulenti contabili, imprenditori compiacenti e amministratori formali e/o teste di legno, venivano commesse plurime frodi fiscali attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti con l’utilizzo dello schema tipico delle cosiddette “frodi carosello”. In pratica erano utilizzate delle società fittizie (denominate “cartiere”) al fine di far sorgere un diritto (in realtà inesistente) a detrarre l’Iva sugli acquisti e far ricadere, invece, l’onere tributario sulle citate società che in non versavano nulla all’erario. In tale contesto, è emerso che l’organizzazione, per attribuire parvenza di regolarità contabile e fiscale alle operazioni commerciali e finanziarie, si avvaleva dell’ausilio di consulenti fiscali e commercialisti, nonché di un appartenente alla guardia di finanza, ora in congedo, al quale era stata affidata la gestione di fatto di alcune società utilizzate per realizzare il sistema di frode.

