
di Stefano Di Foggia*

di Stefano Di Foggia*
Forse non sbaglia chi dice che quel che viviamo dipende al 10% da ciò che ci capita e al 90% dalla nostra risposta. Il mondo globalizzato ha prodotto cambiamenti profondi, rapidissimi, universali. Ma ha rimescolato tutto in modo confuso, senza una visione. Ciascuno, compresi i bambini, si è scoperto parte di una realtà planetaria, potendosi ritagliare percorsi di ogni genere senza confini, ma senza orizzonti chiari e senza alcuna preparazione.
Si va dappertutto in continuazione, senza una mappa. Una specie di frullatore. Una tempesta quotidiana di segnali ha determinato anche quella ben definita come “globalizzazione dell’indifferenza”, l’assuefazione a tutto.
Ciò che che stiamo sperimentando in queste settimane, invece, sembra il primo caso di globalizzazione emotiva a fior di pelle. Il primo psicodramma globale. Comunque vada, non si tornerà più indietro.
Una considerazione
Non è affatto detto che distanziarsi fisicamente di uno o due metri allontani le persone e allenti le relazioni. Né è detto che darsi la mano o sbaciucchiarsi valga più che guardarsi negli occhi davvero, ma proprio davvero, anche per un solo istante.
Non è neanche detto che, raccogliersi quotidianamente in una stessa stanza in 20 e più, faccia scuola e il non farlo la dissolva. Le misure assunte erano inevitabili. E per noi al Sud, dove il virus non ha ancora fatto sfracelli, giungono in tempo utile. A mister Covid-19 non si possono regalare piazze. E ogni assembramento per lui è una piazza.
Blocco o ripensamento?
Ora si tratta di fare in modo che la sospensione delle attività didattiche “in presenza” non si traduca in un blocco della vita scolastica. Le scuole stanno cercando di elaborare la novità e di comportarsi non come “chiuse”, ma come diversamente operanti.
I bambini, i ragazzi si vedono improvvisamente raggiunti da questioni che s’impongono drammaticamente. La mancanza di punti di riferimento può determinare stati di ansia. Provare a filtrare le informazioni è ovviamente impensabile, le acquisiscono in proprio. Accompagnarli in un percorso di ripensamento del reale in termini di maggiore serietà e responsabilità, invece, è possibile. Non facile, ma possibile.
Studenti protagonisti del cambiamento
È necessario, però, capire subito che, nel processo avviato, la classica distribuzione di ruoli tra educandi ed educatori è fuorviante. Servono reti di relazioni tra adulti e minori in cui tutti siano impegnati a rieducarsi, mettendo in circolo le enormi energie e i cospicui patrimoni di conoscenza di cui le nuove generazioni sono portatrici e che spesso una scuola, di fatto anchilosata sugli schemi operativi dello scorso millennio, non è abituata a leggere.
I ragazzi possono essere protagonisti di quello che si prospetta come un vero riallineamento antropologico. Alcuni studenti hanno proposto ed elaborato per la loro comunità scolastica un utilizzo della piattaforma nata per chattare nei videogiochi partecipati. L’esito è stato eccellente. E questo è solo uno dei tantissimi esempi rintracciabili in questi giorni.
A Piccoli passi
È già in campo una proposta adeguata, costituita dall’approccio educativo del Service Learning, che impegna studenti e docenti su compiti di realtà misurandosi con problemi veri, in una prospettiva di servizio alla comunità.
I ragazzi scoprono di costituire un valore, rispondono cominciando a esplorare le proprie risorse, mettendole in circolo. Nel circuito “A Piccoli passi”, che vede attualmente in dialogo tra loro 22 istituzioni scolastiche del I ciclo (e conseguentemente le 16 città in cui sono insediate), si sono sperimentate forme nuove di relazione, anche a distanza.
L’ambiente più a portata di mano e universalmente disponibile si è rivelato quello dei gruppi WA. Se ne sono costituiti diversi. In particolare uno, quello del Parlamento studentesco territoriale è costituito da quasi cento componenti, 4 per ciascuna delle 22 scuole, più docenti referenti. Nei gruppi di lavoro a tema si è utilizzata la modalità WA anche per effettuare riunioni a distanza ma in contemporaneità di contatto, mediante messaggi vocali e interventi brevi.
“Calma, calma e andare avanti” (W. Churchill)
Nell’essere comunità è la chiave del problema. In ogni disgrazia è nascosta una grazia. E scoprirla è il succo del “mestiere di vivere”. Oggi siamo evidentemente chiamati a misurarci con questa dimensione.
*Animatore del cammino “A Piccoli passi” per la Diocesi di Aversa
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