Addio a Franco Battiato, la sua musica ci ha fatto danzare e ha curato il nostro spirito
Il cantautore catanese si è spento nella sua casa di Milo all'età di 76 anni. La sua composizione artistica e musicale ha segnato mezzo secolo di storia italiana
“E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza”. Era con questo incipit che iniziava E ti vengo a cercare, uno degli innumerevoli capolavori scritti e composti da uno dei più grandi geni che la musica italiana abbia mai conosciuto. Oggi Franco Battiato ha dato il suo ultimo saluto alla vita terrena, spegnendosi all’età di 76 anni nella sua casa di Milo, ai piedi dell’Etna, ma non alla vita spirituale che riecheggerà per sempre grazie alla sua musica. Cantautore, compositore, regista, pittore, artista poliedrico, Battiato è stato un vero “maestro di vita” nonché una delle figure più avanguardiste e rivoluzionarie della musica italiana durante tutti i suoi 50 anni di carriera.
Nato a Riposto, in passato Jonia, il 23 marzo del 1945, Battiato si trasferì fin da giovane a Milano con la madre, in seguito alla scomparsa prematura del padre. Nella città meneghina il cantautore catanese mosse i suoi primi passi nel mondo della musica, calcando il palco dello storico Club 64. Qui strinse amicizia con altri importanti musicisti e autori della scena milanese tra cui Enzo Jannacci, Bruno Lauzi e Giorgio Gaber; con quest’ultimo in particolare strinse una grande amicizia oltre a collaborare artisticamente. Il 1972 è l’anno del suo esordio musicale con Fetus, concept album liberamente ispirato al romanzo Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Si tratta di un vero e proprio manifesto musicale dell’artista dove sperimentazione e avanguardia si incontrano e si scontrano in un connubio di rock progressivo e di incursioni compositive elettroniche imprevedibili. Lo stesso anno viene pubblicato Pollution, continuazione naturale dell’album precedente per quel che concerne i temi filosofico-letterari affrontati e le sperimentazioni strumentali.
Battiato si distingue sin da subito per il suo eclettismo musicale, accompagnato da una grande ricercatezza nei testi e negli arrangiamenti, tanto da meritarsi dalla critica l’appellativo di autore “elegante” e “sofisticato”. Ma il cantante catanese, il quale ha sempre rifiutato qualsiasi etichetta o definizione, non ci sta e nel 1979 pubblica l’album L’era del cinghiale bianco, vero e proprio gioiello della new wave italiana. Gli anni Ottanta rappresentano una vera e propria svolta pop nella carriera dell’artista siciliano, prima con l’album Patriots contenente il singolo La prospettiva Nevski, omaggio alla rivoluzione bolscevica e ai grandi maestri della letteratura russa; poi con La voce del padrone, che consacra Battiato al grande pubblico con hit di enorme successo radiofonico quali Bandiera bianca e Centro di gravità permanente. Quest’ultimo album è un successo internazionale e permette al cantautore catanese di farsi conoscere in tutto il mondo. Il 1982 sarà invece segnato dalla pubblicazione de L’arca di Noè, album passato alla storia per la presenza di una delle più grandi hit italiane mai composte, Voglio vederti danzare, ma anche dalla più “politica” Radio Varsavia.
La fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta coincidono invece con una ricerca ricerca più intimista da parte dell’autore. I suoni delle sue canzoni si fanno infatti più lenti e cupi, mentre i testi sono il frutto di una vera e propria rivoluzione spirituale che l’artista sta vivendo dentro di sé, esprimendo questo cambiamento radicale anche attraverso composizioni e arrangiamenti che si fanno via via sempre più sinfonici. Nel 1988 questo compito è affidato all’album Fisiognomica con il poetico brano E ti vengo a cercare, al quale viene accompagnata la ricerca dell’autore delle sue radici siciliane. Nel 1991 tocca invece a Come un cammello in una grondaia che contiene Povera patria, critica amara e sferzante a un’Italia ormai corrotta nella politica e nei costumi, e L’ombra della luce, vero e proprio inno alla filosofia orientale. Caffè de la Paix, invece, pubblicato nel 1993 rappresenta altresì una “sintesi” delle esperienze culturali e filosofiche vissute dall’artista: la filosofia occidentale si incontra con i miti, le storie e le leggende del Medio Oriente, creando così un nuovo sincretismo culturale anticipatore della società globale.
Fino agli inizi del terzo millennio Battiato è sempre stato alla ricerca di una nuova dimensione umana che mettesse insieme misticismo e spiritualità da declinare attraverso la sua musica. Ne sono un esempio lavori discografici come Fleurs, Il vuoto e Inneres auge. Nello stesso tempo, nell’arco della sua carriera, il cantautore catanese ha collaborato con numerosi artisti del panorama musicale italiano, assurgendo al ruolo di vero e proprio “maestro”, un punto di riferimento imprescindibile per tutti i cantautori italiani, giovani e meno giovani, alla ricerca dell’essenza della musica e del suo significato più profondo. Se l’addio alla vita terrena di Battiato, oggi, ci rende più poveri, non si può dire lo stesso della sua opera artistica destinata a riecheggiare nelle menti e negli spiriti di tutti coloro che sono alla costante ricerca del significato della vita.
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