Dopo 25 anni torna libero Giovanni Brusca. A 64 anni l’uomo che ha premuto il telecomando di Capaci e ha fatto sciogliere nell’acido il piccolo Giuseppe di Matteo da oggi è una persona libera. Ma anche se “tecnicamente” il boss ha chiuso i suoi tanti conti aperti con la giustizia, la sua scarcerazione ha scatenato l’indignazione delle istituzioni e dell’opinione pubblica che ritiene la sua libertà moralmente inaccettabile.
Soprattutto perché al di là dell’enormità di crimini da lui ammessi nel suo percorso di collaborazione con la giustizia, Brusca ha ammesso di aver coordinato i preparativi della strage di Capaci e di aver rapito e sciolto nell’acido Giuseppe Di Matteo, il figlio tredicenne del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo.
Di tutti i crimini ammessi, questi sono quelli che maggiormente restano scolpiti nel cuore degli italiani e che nessun ergastolo riuscirebbe mai a cancellare. Per questo motivo a distanza di tanti anni resta l’indignazione e lo sgomento per tanta ferocia verso il giudice simbolo della lotta alla mafia e soprattutto nei confronti di un bambino indifeso, crudelmente straziato, oltre che ucciso per colpe non sue.
Il padre Santino Di Matteo infatti aveva cominciato a collaborare con la giustizia svelando pesanti segreti della mafia siciliana al procuratore Giancarlo Caselli e ai magistrati della Dda palermitana. Da qui il rapimento del figlio e, davanti all’ostinazione del padre che non ha mai fatto retromarcia e ha continuato a collaborare con lo Stato, la decisione di uccidere il bambino e di scioglierlo nell’acido.
Maria Falcone, sorella del giudice ucciso ha dichiarato: “Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. Ogni altro commento mi pare del tutto inopportuno“. Poi ha aggiunto: “La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili torni libero a godere di ricchezze sporche di sangue“.
E Santino Di Matteo, in un’intervista blindata al Corriere della Sera ha dichiarato: “Si dimentica che “u verru”, cioè il maiale, come chiamavano Brusca, conosceva Giuseppe, mio figlio, da bambino. Ci giocava insieme con la play station. Eppure l’ha fatto sciogliere nell’acido. E questo orrore si paga in vent’anni? Io non posso piangere nemmeno su una tomba e lui lo immagino pronto a farsi una passeggiata. Magari ad Altofonte. O in un caffè davanti al Teatro Massimo di Palermo. Mi auguro di non incontrarlo mai, come chiedo al Signore. Se dovesse succedere, non so che cosa potrebbe accadere”.