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Home Ambiente

Turisti in rivolta: non torneremo in Calabria, il mare è sporco

La Riviera dei Cedri sta perdendo il suo principale vanto: la pulizia delle acque

Gianpasquale Serino di Gianpasquale Serino
12 Luglio 2021
in Ambiente, Inchieste

Un angolo di Paradiso (la maiuscola è voluta). Ecco come è sempre stata definita la Riviera dei Cedri, quel tratto di costa che va dall’inizio della Calabria, al confine con la Lucania, da Tortora fino a Paola. 80 chilometri, 22 comuni e 15 località balneari, perle di straordinaria bellezza visitate da turisti non solamente d’estate. Acque cristalline e spiagge incontaminate sono state da sempre il principale motivo d’interesse della zona, oltre che l’ottima cucina ed i prodotti tipici locali. Questo delicato equilibrio sembra però spezzarsi negli ultimi tempi, con il sogno di una vacanza indimenticabile che svanisce per le cattive condizioni delle acque marine.

I milioni di turisti che arrivano in queste zone da decine di anni in particolare dalla Campania, oltre che dal resto d’Italia e addirittura da tutta Europa, sono in rivolta questa estate per le continue chiazze di sporcizia che invadono il mare, in particolare nella baia di San Nicola Arcella, piccolo centro arroccato sulla scogliera a picco dove ha sede il celebre “Arcomagno”, una formazione naturale di incomparabile bellezza, dove anche la produzione dell’ultimo film di James Bond aveva deciso di ambientare alcune scene (tutto saltò poi per questioni meteo). All’ingresso del piccolo comune calabrese compare la Bandiera Blu pure quest’anno, a testimonianza dell’assoluta pulizia delle acque del mare. Ma le immagini postate sui social dai turisti non lasciano scampo: il mare è sporco, tremendamente sporco, in alcune ore del giorno si trasforma da azzurro in marrone, quasi come se in mare venisse improvvisamente scaricato “qualcosa” di poco ortodosso. E pare che le foto scattate dai cellulari non restituiscano comunque la reale entità della coloritura marroncina del mare, solitamente trasparente al punto da essere visibili i fondali anche da grande distanza.

Gli amministratori locali si difendono, mostrando i risultati degli esami effettuati che consentono la balneabilità. Gli abitanti locali, indispettiti dalle lamentele postate in chat, invitano i turisti a scegliere altre mete di vacanza se non si sentono soddisfatti, ricevendo risposte chiaramente polemiche considerati i fiumi di denaro che vengono ogni estate lasciati in queste terre, tra affitti di case, attività ricreative, negozi, ristoranti, bar e lidi balneari oltre che parcheggi (per un’auto in sosta si arrivano a pagare anche 8/10 euro al giorno!). Per non parlare di chi ha deciso di investire i risparmi di una vita in un immobile nella zona e si trova a pagare tasse ed imposte per una casetta al mare che doveva costituire una fuga dalla vita di tutti i giorni e che invece potrebbe perdere valore se il mare non dovesse essere subito riportato alla sua qualità di una volta. Qualità che, lo ribadiamo, viene testimoniata dai risultati delle analisi svolte dalle amministrazioni cittadine e poi smentite da ciò che i bagnanti si trovano davanti nelle loro giornate al mare: schiuma galleggiante e chiazze maleodoranti dopo aver speso cifre importanti per una sdraio ed un ombrellone.

Una delle foto postate sui social

In effetti la scorsa estate il Sindaco di Praia a Mare, luogo dove i turisti ammirano la celebre isola di Dino, sito incontaminato di cui si parla fin dai tempi della Magna Grecia, aveva interdetto alla balneazione con un’ordinanza un tratto di costa di ben 1 chilometro e mezzo, per la scarsa qualità delle acque e perché in quel tratto da anni non si registravano significativi miglioramenti nei campionamenti rilevati. Ed è proprio questo a far infuriare i turisti: la mancanza di miglioramenti, che potrebbero scaturire solo da un’azione mirata a scovare da dove provengono gli sversamenti in mare che (a questo punto) appaiono come certi. Potrebbe trattarsi di qualche locale della zona che ha creato un condotto abusivo per versare in mare liquami provenienti dalla propria attività, piuttosto che di qualche attività ricettiva (alberghi, villaggi turistici o simili) che si sono arrogati il diritto di riversare in mare le acque nere non depurate. Si tratta solo di ipotesi, è bene sottolinearlo, supportate però da quanto riscontratosi lungo la costa in diverse occasioni in vari comuni. Impegnare la polizia locale in queste azioni di indagine e dissuasione potrebbe essere di certo utile, anche se far cassa con le contravvenzioni è di certo più remunerativo.

Trascurare le condizioni del mare e sperare che la situazione si risolva da sé vanifica anche le belle iniziative dei privati lanciate di recente, tra le quali vale la pena di citare l’inaugurazione di una barca turistica completamente ibrida per far visitare ai turisti la costa a emissioni zero.

L’allarme è ormai lanciato e si spera che chi di dovere intervenga al più presto per evitare che quella che doveva essere una vacanza da sogno possa trasformarsi per qualche turista in un vero incubo.

Tags: calabriaflashmare
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