Sono giorni di ansia e psicosi per i cittadini di tutta Italia, chiusi per la maggior parte della giornata in casa per combattere contro un nemico insidioso: il Covid-19. Tra gli strumenti idonei a fronteggiare efficacemente il virus che sta spaventando il mondo intero, si annoverano sicuramente corretta informazione e buon senso. Per tale ragione, abbiamo deciso di fornire ai nostri lettori un vademecum sull’utilizzo di uno dei feticci simbolo della straordinarietà dei tempi: la mascherina.
Le farmacie sono state prese d’assalto e in ogni momento sono colpite da una incessante richiesta: prova ne sono gli onnipresenti cartelli, che intercettano e precedono quella che ormai è diventata una richiesta di routine, segnalando l’esaurimento delle scorte. Abbiamo visto mascherine di tutti i colori, forme, qualità e prezzi. Persino le grandi maison di moda hanno messo in vendita modelli esclusivi: si pensi alle mascherine di Fendi, Versace e Gucci, andate sold out nel giro di qualche click sul web. Ebbene, proviamo a fare ordine in questa confusione dilagante, cerchiamo di raccontare la verità sul fantomatico alleato nella lotta contro il virus, dando risposta ai principali interrogativi sull’argomento.
Può una mascherina proteggerci dal Coronavirus? Dipende dalla tipologia e da come viene utilizzata. Quali sono le differenze, in termini di efficacia, tra le varie tipologie di mascherine? Le mascherine si dividono in DPI, dispositivi di protezione individuale, e DM, dispositivi medici o mascherine medicali. Nel primo gruppo, tra i diversi modelli presenti in commercio, le maschere filtranti idonee a evitare il contagio da Coronavirus sono regolate dalla norma europea UNI EN 149, che individua e suddivide i dispositivi di protezione respiratoria, sulla falsariga dell’efficienza filtrante, in FFP1, FFP2, FFP3, dove FFP sta per filtering facepiece particles, ossia facciale filtrante contro le particelle. I dispositivi di tipo FFP1 sono insufficienti per proteggere dal virus, avendo principalmente una funzione antipolvere e un’efficienza del 78%. Pertanto, per ottenere una protezione efficace dal virus è opportuno indossare le mascherine di tipo FFP2 e FFP3, dotate di un’efficienza filtrante rispettivamente del 92% e del 98%. Seguono delle precisazioni: una volta spostate dalla faccia, le maschere devono essere eliminate perché da quel momento non danno più alcuna garanzia di protezione. Quindi, se per esempio, si indossano e poi si girano sulla testa o sul collo, per il tempo di un caffè o di una sigaretta, è necessario gettarle via.
Per quanto riguarda il secondo gruppo, quello delle mascherine chirurgiche, più largamente diffuse, sfatiamo immediatamente un falso mito: esse non proteggono il portatore dal contagio di provenienza altrui, soprattutto per la scarsa aderenza al volto, avendo, più modestamente, lo scopo di scongiurare la diffusione di agenti biologici pericolosi, ovvero i virus, nell’atmosfera circostante, quindi evitare che colui che la indossa diffonda il contagio. Sul punto, la UNI EN 14683 è chiara e prevede che esse possano essere indossate da pazienti infetti per ridurre il rischio di propagazione di infezione in situazione di epidemia o di pandemia. Essenziale tener presente che tutte le maschere sono monouso: non devono essere conservate dopo l’uso, ma gettate.
Inoltre, la mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie. Le autorità non consigliano alle persone sane di dotarsi di questi dispositivi in maniera preventiva, anche perché non esistono prove che dimostrino la loro efficacia nel ridurre la trasmissione del virus ai soggetti sani. Precisiamo che nelle città dove le manifestazioni del Coronavirus sono puntiformi, ridotte, non è necessario utilizzare le mascherine o respiratori, ma è sufficiente adottare condotte e misure igieniche appropriate. Nelle zone in cui è in corso un focolaio, è opportuno che le persone che presentino sintomi (tosse, starnuti, febbre) indossino la mascherina, al fine di scongiurare il rischio di diffusione del contagio.