L’11 marzo, l’Organizzazione mondiale della sanità dichiarava ufficialmente il Covid-19 una pandemia. L’agenzia speciale dell’Onu per la salute si è dimostrata preoccupata nell’ultimo periodo, non tanto dalla pericolosità del nuovo virus, quanto dalle reazioni di trascuratezza e minimizzazione di alcune realtà mondiali. Un esponente dell’esecutivo dell’Oms ha rilasciato dichiarazioni al Corriere del Mezzogiorno, testata diretta da Enzo D’Errico. Walter Ricciardi, napoletano, ex presidente dell’Istituto superiore di Sanità e attuale consulente del Governo, ha mostrato, con le sue parole da medico, docente universitario e scienziato, una viva preoccupazione per l’elevato numero di spostamenti che ancora si stanno verificando dal nord al sud.
“Il movimento di persone che si sono spostate da nord a sud, – spiega Walter Ricciardi al Corrmezz – anche in quest’ultimo fine settimana, ha finito per generare un allargamento dell’epidemia. La diffusione del contagio presenta già numeri significativi, non è detto che il picco arriverà al sud Italia a metà aprile”. I virus a trasmissione respiratoria, per loro natura, generano ipotesi che risultano sempre mutevoli, da verificare sempre empiricamente. Una previsione potrebbe essere completamente smentita già a distanza di pochi giorni. Tuttavia, il professore ordinario di igiene e medicina preventiva, ritiene che le misure adottate dal Governo e, per estensione, dalle regioni dovrebbero contribuire a porre un argine alla forza di espansione del virus. Ritorna ancora una volta l’appello di stare a casa, ormai ripetuto da tempo, che potrebbe rivelarsi l’elemento chiave per superare la pandemia.
L’intervista continua con Walter Ricciardi che chiede al suo sud di prendere come esempio ciò che è successo (e sta ancora succedendo) in Lombardia, affinché si riesca a rendere principale l’elemento di prevenzione. Possibilità che, purtroppo, la Lombardia e le regioni del Nord più colpite, non hanno avuto la chance di sviluppare. La preoccupazione maggiore, tuttavia, la danno tutti coloro che rientrano dalle regioni settentrionali nelle loro terre d’origine, tra cui c’è, in maniera molto evidente, la Campania. “Questa mobilità – afferma Ricciardi – sta accendendo piccoli focolai in tutta Italia, che vengono registrati di giorno in giorno”. Una previsione parla di un fabbisogno di posti letto per il periodo del picco dieci volte superiore a quello attuale. Il professore, pur non confermando il dato, dice che l’aumento sarà in ogni caso enorme. L’esempio della Lombardia è lampante, i reparti di terapia intensiva non sono mai stati messi così tanto sotto stress in una porzione di tempo così breve.
Proprio in queste ultime ore si è registrata una nuova ondata di rientri, con la Campania che conta più di 2600 persone che hanno segnalato il proprio ritorno e si sono messi in isolamento. L’esodo va fermato, la fuga dalle regioni del Nord va bloccata, per evitare che il virus possa espandersi in modo pericoloso nelle regioni meridionali. Molti si auto segnalano, è vero, e si pongono in una quarantena volontaria, ma sono tantissime le persone che tornano senza fornire le giuste informazioni. Così facendo, si mette in pericolo la salute di un’intera regione. La voglia di tornare nella terra d’origine da parte di chi, purtroppo o per fortuna, è stato portato dalle circostanze a lasciarla è comprensibile, ma è altrettanto comprensibile che un sacrificio di poche settimane potrebbe fare un’enorme differenza.