L’unità di crisi della Regione Campania ha comunicato che nella giornata odierna sono stati esaminati presso il centro di riferimento dell’ospedale Cotugno 353 tamponi. Di questi 60 sono risultati positivi. Come per gli altri fino ad oggi esaminati, si attende la conferma ufficiale da parte dell’Istituto superiore di Sanità. I totali positivi in Campania sono adesso 460.
I deceduti sono 9 (3 Asl Napoli 1; 1 Asl Napoli 2; 3 provincia di Caserta; 1 provincia di Avellino; 1 provincia di Salerno). I guariti sono, invece, 28 (3 totalmente guariti e 25 “clinicamente guariti”, ossia diventati asintomatici ma in attesa dei due tamponi negativi di conferma).
Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, intanto, ha rotto la tregua-Coronavirus con il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Lo ha attaccato, senza mai fare il suo nome, con un lungo post su Facebook. L’accusa è arrivata subito dopo il dietro front di “De.ma”, il partito fondato dal De Magistris, rispetto al comunicato stampa emesso dalla stessa formazione politica. In esso è scritto che il governatore “in barba a tutti i decreti dello Stato nega di fatto la libertà di circolazione di tutti” e questo è definito “atto autoritario” e da “Stato di polizia e in quanto tale inaccettabile”. Troppo anche per il sindaco. Quindi ritirata sul comunicato e dichiarazione più “soft” su Facebook. Dove De Luca non è nominato, ma De Magistris se la prende con “chi avrebbe dovuto essere pronto” e “si è fatto trovare impreparato, nonostante il virus contagiasse la Cina da dicembre”, mentre “il terrorismo psicologico di questi giorni è nefasto anche per chi lavora“.
“Medici e infermieri – prosegue il primo cittadino – hanno lavorato per settimane, e molti ancora oggi, senza mascherine e dispositivi di protezione, diversi ammalandosi e diventando diffusori del virus. In Italia si è colpita negli anni la sanità pubblica. In Regione Campania abbiamo appena 334 posti letto (per tutte le malattie, non solo per il CForonavirus) tra terapia intensiva e rianimazione, a fine aprile dovremmo arrivare a 500 circa, su quasi 6 milioni di abitanti. Ne dovremmo avere almeno 1.500. Si sono smantellati presidi di salute pubblica, pronto soccorso, reparti sub-intensivi, di terapia intensiva e di rianimazione”.