Non ce la fatta, non ha resistito. È stato più forte di lui. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha rotto la tregua-Coronavirus con il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Lo ha attaccato, senza mai fare il suo nome, con un lungo post su Facebook. L’accusa è arrivata subito dopo il dietro front di “De.ma”, il partito fondato dal De Magistris, rispetto al comunicato stampa emesso dalla stessa formazione politica. In esso è scritto che il governatore “in barba a tutti i decreti dello Stato nega di fatto la libertà di circolazione di tutti” e questo è definito “atto autoritario” e da “Stato di polizia e in quanto tale inaccettabile”. Troppo anche per il sindaco. Quindi ritirata sul comunicato e dichiarazione più “soft” su Facebook. Dove De Luca non è nominato, ma De Magistris se la prende con “chi avrebbe dovuto essere pronto” e “si è fatto trovare impreparato, nonostante il virus contagiasse la Cina da dicembre”, “mentre “il terrorismo psicologico di questi giorni è nefasto anche per chi lavora“.
“Medici e infermieri – prosegue il primo cittadino – hanno lavorato per settimane, e molti ancora oggi, senza mascherine e dispositivi di protezione, diversi ammalandosi e diventando diffusori del virus. In Italia si è colpita negli anni la sanità pubblica. In Regione Campania abbiamo appena 334 posti letto (per tutte le malattie, non solo per il CForonavirus) tra terapia intensiva e rianimazione, a fine aprile dovremmo arrivare a 500 circa, su quasi 6 milioni di abitanti. Ne dovremmo avere almeno 1.500. Si sono smantellati presidi di salute pubblica, pronto soccorso, reparti sub-intensivi, di terapia intensiva e di rianimazione”.

