Il nutrimento è fonte di sopravvivenza tuttavia non sempre si mangia per soddisfare la fame “fisica” bensì il più delle volte si ricerca nel cibo la cura per lo stress, l’ansia, la frustrazione, la rabbi, la solitudine, i lutti, la noia e qualsivoglia stato d’animo. Il cibo talvolta si tramuta in forma di ricompensa al termine di un lavoro o a fronte di una fatica. Qualsiasi sia la motivazione ogni qual volta si mangia lasciandosi trasportare dalle emozioni piuttosto che dal reale appetito si può parlare di fame nervosa o emotiva.
Come distinguere la fame fisica dalla fame nervosa?
Il nostro organismo nel corso della giornata consuma energia, impiegandola nello svolgimento di attività quali ad esempio lavoro, studio, sport. Tale energia viene fornita proprio dagli alimenti di cui ci si nutre. Mentre la fame fisica si avverte gradualmente man mano che si investe energia, la fame nervosa sopraggiunge all’improvviso proprio in balia delle emozioni del momento e richiede di essere soddisfatta nell’immediato. Inoltre se da un lato la fame fisica può essere placata dall’ingestione di qualsiasi alimento, la fame nervosa è più “selettiva” e si finisce per desiderare specifici alimenti senza i quali sembra di non riuscire a saziarsi.
La fame nervosa è dettata dunque da una vera e propria ricerca del piacere.
Come resistere o semplicemente gestire la fame nervosa? In primis è di fondamentale importanza capire la causa che spinge a rifugiarsi nel cibo per poi poter lavorare su di essa evitando di incorrere in abbuffate o comunque pasti ipercalorici non necessari e persino dannosi per il nostro organismo.
Quando si è in preda alle emozioni è consigliabile scegliere alimenti “spezza fame” piuttosto che cibi ipercalorici. Di cosa si tratta? Sono cibi ipocalorici come sedano, carote, finocchi, gallette di riso e via dicendo che danno senso di sazietà. Altra strategia potrebbe essere volgere la propria attenzione verso attività-svago come sport o momenti con persone cui si è emotivamente legati.
Le abbuffate da “fame nervosa” non vanno quindi sottovalutate in quanto spesso sono accompagnate da senso di colpa che con il tempo può essere la causa di un insano rapporto con il cibo.
L’optimum sarebbe ottenere piena consapevolezza delle proprie azioni e scelte in ambito alimentare, comprendendo come il cibo possa essere al contempo sia fonte di nutrimento che fonte di piacere. La soluzione non è quindi rinunciare al piacere ma saper controllare le proprie emozioni così da non riversarle sulle proprie scelte alimentari.