
di Valerio Taglione*
Sono 26 anni che ricordiamo don Peppe Diana e non nascondiamo il disorientamento di questo periodo. Il 19 marzo è stato per noi, fin dall’inizio, la data da onorare e attorno alla quale riflettere per lavorare al riscatto delle nostre terre.
Abbiamo sempre marciato gli uni accanto agli altri senza rinunciare agli abbracci e ai sorrisi condivisi nella parola e nell’impegno. Quest’anno è tutto rivoluzionato. Non c’è mamma Iolanda: per la prima volta dopo quasi tre decenni di memoria percorsa insieme non la vedremo sulla sua sedia in cucina o nel cortile pronta ad accogliere i tanti scout e volontari che andavano a trovarla per confortarla, ma uscendone ogni volta consolati dalla sua semplicità di madre.
Non ci saranno neppure gli abbracci e gli incontri, ad impedircelo è arrivato il contagio del temibile Coronavirus e abbiamo il dovere di restare a casa. Tutto è rinviato, ma con la marcia social promossa dal Comitato don Peppe Diana, Libera Caserta, Agesci Campania, Masci Campania e Foulard Bianchi, in collaborazione con il presidio di Libera Aversa “Dario Scherillo e Attilio Romanò”, crediamo sia giusto continuare a fare memoria senza demordere.
La primavera continua a far fiorire la nostra natura e presto torneremo in strada con la consapevolezza di non dover dar nulla per scontato. Il rischio del contagio ci sta in fondo insegnando a prenderci cura dell’altro comprendendo che le conseguenze delle nostre azioni ricadono su tutti e che è necessario l’impegno di ognuno di noi per evitare il peggio. L’insegnamento di don Peppe Diana lo ritroviamo anche nella tenerezza della reciprocità.
*Coordinatore Comitato don Peppe Diana
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