Si è conclusa con la confisca dei beni societari l’indagine riguardante le cosiddette “spie del pizzo”, imprenditori collusi con un clan di camorra, che utilizzavano le proprie società per ricevere le tangenti o organizzavano gli incontri con le vittime facendo da tramite. Si tratta di Angelo Pontillo, imprenditore 59enne di Capodrise, in provincia di Caserta, attivo nel mercato del calcestruzzo e altri imprenditori, i fratelli Minutolo. Il patrimonio dei Minutolo era stato sequestrato nel novembre scorso, mentre ora la stessa sorte è tocca ad Angelo Pontillo. Gli imprenditori avevano ideato un sistema ben rodato di riscossione delle tangenti, che avveniva con vari metodi: mediante sovrafatturazione degli importi dovuti, cioè aumentando illegalmente i costi rispetto alle effettive forniture eseguite, oppure tramite l’organizzazione di incontri tra le vittime e gli affiliati dei clan.
Angelo Pontillo usava la sua azienda di calcestruzzo per riscuotere il pizzo, tutto per conto del clan Belforte di Marcianise, sodalizio camorristico casertano. Gli imprenditori costretti a pagare il pizzo, infatti, si rivolgevano a lui per incontrare gli esponenti del clan a cui dovevano il denaro. Il 59enne imprenditore casertano era già stato condannato per collusione con il clan dei Belforte, ricevendo 12 anni in primo grado con riduzione in appello e processo attualmente in Cassazione. Ora, invece, la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto la confisca dei beni societari, eseguita dagli investigatori della Direzione investigativa antimafia.

