Lo stato di emergenza portato dalla diffusione dell’infezione Covid-19 ha costretto la maggior parte degli ingranaggi della società a fermarsi, senza sapere quando potranno riprendere la loro normale marcia. A tutta la popolazione è stato chiesto di restare a casa, tramite numerose campagne in cui si consiglia fortemente di limitare al minimo indispensabile i proprio spostamenti. Esiste una classe sociale, tuttavia, che sta pagando più di tutte le conseguenze della diffusione del virus, i senzatetto. Una classe sociale dimenticata, spesso addirittura invisibile, abituata a passare la vita per strada perché non possono fare altrimenti: non hanno una casa in cui ‘restare’ e in cui isolarsi. A dire la verità, esistono numerosi centri, diurni e notturni, adibiti a dormitori e luoghi in cui i senza fissa dimora possono passare le proprie giornate, accuditi dai volontari e facendosi compagnia l’un l’altro. Le varie ordinanze, però, hanno limitato la loro apertura.
I centri diurni sono stati chiusi, così come i servizi di mensa e i punti doccia. Alcuni dormitori sono aperti, hanno ottenuto l’approvazione delle istituzioni e si offrono come rifugio dalle 19 fino alle 8,30 del mattino. Al di fuori di questo lasso di tempo i senzatetto napoletani sono lasciati al loro destino, non hanno un posto in cui stare e, in questo momento di emergenza, possono essere un pericolo per loro stessi e per la salute pubblica. Sono circa 1700 i senzatetto nella città di Napoli, persone che tutti i giorni vagano senza un posto fisso in cui stare, rischiando il contagio e rischiando, evidentemente di contagiare. Le forze dell’ordine li fermano perché, stando al decreto, per strada non si può stare, ma allo stesso tempo non è stato istituito nessun altro luogo dove abbiano la possibilità di soggiornare.

